sabato 31 maggio 2014

Esercizi per aumentare la percezione extrasensoriale

Come sviluppare la PES

Con l'allenamento, il controllo mentale permette di entrare in livelli mentali profondi e rimanere coscienti, riuscendo a visualizzare eventi quasi come fossero reali, che ci offrono i cinque sensi fisici. Dopo il tuo primo successo, inizierai ad avere più fiducia nella tua immaginazione.

Oggi non si mette i dubbio l'esistenza della Percezione extrasensoriale, PES. Si tratta di informazioni passate, del presente o del futuro, provenienti da un punto vicino o distante, che si percepisce con un sistema sensoriale che va oltre i cinque sensi.
Il Controllo Mentale non si limita a percepire, ma proietta la coscienza nel punto in cui si trova l'informazione desiderata. Per questo motivo di parla di Proiezione Effettiva Sensoriale, per riferirsi a qualcosa di più di quello che, in generale, si intende per PES.

Le tecniche di controllo mentale insegnano a sviluppare la PES in 4 sessioni:

  1. Prima Sessione: Si inizia con un semplice esercizio di immaginazione visiva. In uno stato profondo di meditazione, ti proietti davanti alla tua casa e immagini di essere lì. Annota tutto quello che vedi prima di entrare dalla porta principale, per arrivare nel salotto. Osserva questa stanza di notte, con la luce accesa e di giorno, con i raggi del sole che entrano dalle finestre, studiando tutti i dettagli che puoi ricordare. Poi tocca la parete ed entra in esse. Esamina il loro interno, la luce, gli odori, la temperatura e la solidità dei materiali. Quando sei di nuovo fuori dalla parete e di fronte ad essa, cambia il suo colore in nero, rosso, verde, azzurro, viola e poi ritorna al colore originale. Alza una sedia, che in questa dimensione non ha peso, e mettila sulla parete, mentre cambia di nuovo colore.
    Fai lo stesso con un'anguria, un limone, un'arancia, tre banane, tre carote e una lattuga.
    Qual è il senso di questa sessione?
    Solo lasciare che la mente logica ceda il posta alla mente immaginativa. La mente immaginativa, rafforzata da questa serie di esercizi di visualizzazione, potrà fare di più e allo stesso tempo si svilupperanno dei poteri psichici.
  2. Seconda Sessione: Nella seguente sessione ti proietterai mentalmente in cubi o cilindri di metallo in cui esaminerai la luce, l'odore, il colore, la temperatura e la solidità, tutto ad un ritmo accelerato per evitare che la logica interferisca.
    Poi, esaminerai un albero da frutta nel tuo schermo mentale, attraverso le quattro stagioni e poi ti proietterai nelle foglie e nei frutti.
    Il passo seguente è la proiezione in un animale. Esaminerai un animale da fuori sul tuo schermo mentale, cambiando i colori, poi entrerai mentalmente nel suo cervello. Dopo alcuni minuti di riconoscimento nella testa dell'animale, emergerai per continuare ad esaminarlo da fuori, concentrandoti sul petto. Penetrerai nel petto per esaminare la cassa toracica, la spina dorsale, il cuore, i polmoni, il fegato e uscirai.
  3. Terza Sessione: Ad un livello di meditazione profondo, costruirai nella tua mente un laboratorio che includerà una scrivania e una sedia, un orologio, un calendario che contiene date, passate, presenti e future, e degli archivi.
    Il passo successivo è equipaggiare il laboratorio di “strumenti", per correggere in maniera psichica le anormalità detectate nelle persone, da esaminare il giorno dopo. La maggior parte di questi strumenti sono simboli, strumenti simbolici. Questi strumenti provengono dai livelli mentali profondi e il lavoro che effettui con essi avranno ripercussioni nel mondo obiettivo.
    Allo stesso tempo, evocherai i tuoi due consiglieri, un uovo e una donna. Questi personaggi reali o immaginari, si presenteranno quando avrai bisogno del loro aiuto o consiglio, probabilmente saranno una manifestazione dell'immaginazione archetipica o una personificazione della voce interna.
  4. Quarta Sessione: A partire da qui, dovrai lavorare con un'altra persona. Ogni coppia di lavoro è formata da uno psicorientologo e un operatore psichico.
    Lo psicorientologo scriverà su un biglietto il nome di una persona che conosce, la sua età, la sua ubicazione e una descrizione di qualche sofferenza fisica importante.
    L'operatore psichico, in questo caso tu, entrerà a livello e lo psicorientologo dirà il nome, l'età, il sesso e l'ubicazione della persona il cui nome è scritto sul biglietto. Esaminerai il corpo di questa persona, dentro e fuori, in maniera ordinata come sei stato allenato a fare con l'immaginazione, consultandoti con i tuoi consiglieri quando ne hai bisogno, e in questo modo scoprirai cosa disturba quella persona.
Fonte dell'immagine: Copertina del libro Il metodo Silva del controllo mentale 
http://www.innatia.it/c-controllo-mentale/a-esercizi-per-aumentare-la-percezione-extrasensoriale-9686.html

venerdì 30 maggio 2014

I MECCANISMI DEL CERVELLO (psico quantistica)




https://www.youtube.com/watch?v=3WUMIdxGI2w

ORDINE E ARMONIA

Avete mai notato come il mantenere ordine richieda uno sforzo consapevole e una centratura su quello che si sta facendo? L'ordine è una scelta di vita. Quando decidiamo di far chiarezza e stabilire delle priorità procediamo con ordine: non agiamo confusamente sulla base dell'umore o della necessità. Dedichiamo il tempo necessario ad ogni attività e impariamo a mantenere l'attenzione sul presente. Aumentiamo la nostra consapevolezza. E la nostra vita acquisisce, naturalmente, bellezza ed armonia. 
Spesso, invece, passiamo la vita a rincorrere gli impegni, considerandoli tutti altamente prioritari e inevitabili: non ci siamo mai soffermati a pensare che molte delle attività che portiamo avanti si trasformano in inutili perdite di tempo anche solo per il fatto che le eseguiamo pensando ad altro, seguendo la  mente nelle sue rimuginazioni del passato o nelle sue proiezioni del futuro. Ci perdiamo dietro recriminazioni, aspettative o desideri sempre nuovi. 
Alla fine della giornata ci ritroviamo spossati dalla stanchezza e con la percezione di aver corso tanto senza aver portato a termine tutto quello che avremmo voluto. L'insoddisfazione perenne turba la nostra armonia convincendoci che il tempo non è mai abbastanza e ci spinge a correre con maggiore foga alla ricerca ... di cosa, non è ben chiaro neanche a noi.

giovedì 29 maggio 2014

L'ANIMA GEMELLA


"A ciascuno di voi è riservata una persona speciale. A volte ve ne vengono riservate due o tre, anche quattro. Possono appartenere a generazioni diverse. Per ricongiungersi con voi, viaggiano attraverso gli oceani del tempo e gli spazi siderali. Vengono dall'altrove, dal cielo. Possono assumere diverse sembianze, ma il vostro cuore le riconosce. Il vostro cuore le ha già accolte come parte di sé in altri luoghi e tempi, sotto il plenilunio dei deserti d'Egitto o nelle antiche pianure della Mongolia. Avete cavalcato insieme negli eserciti di condottieri dimenticati dalla storia, avete vissuto insieme nelle grotte ricoperte di sabbia dei nostri antenati. Tra voi c'è un legame che attraversa i tempi dei tempi: non sarete mai soli.
Lui ti prende la mano per la prima volta e la memoria di questo tocco trascende il tempo, e fa sussultare ogni atomo del tuo essere. Lei ti guarda negli occhi, e tu vedi l'anima gemella che ti ha accompagnato attraverso i secoli. Ti senti rivoltare le viscere. Hai la pelle d'oca. Tutto, al di fuori di questo momento, perde importanza.
Lui può anche non riconoscerti, anche se finalmente l'hai incontrato di nuovo, anche se in effetti lo conosci. Ma tu puoi sentire il legame che esiste tra voi. Puoi vedere la carica potenziale, il futuro. Lui forse no. Le sue paure, il suo bagaglio intellettuale, i suoi problemi gli creano come un velo sul cuore.
Ed egli non lascia che tu l'aiuti a dissipare quel velo. Tu t'affliggi e ti struggi, lui se ne va. Il destino può essere così delicato.

 
Quando invece due persone si riconoscono reciprocamente, non c'è vulcano che erompa con maggiore passione. L'energia liberata è enorme.
Il riconoscimento dell'anima gemella può essere immediato. Si avverte un'improvvisa sensazione di familiarità, di conoscere già questa persona appena incontrata, ben oltre i limiti cui arriva la mente consapevole.
Di conoscerla così profondamente come di solito accade solo con i più intimi membri della famiglia. O anche di più. E di sapere già cosa dire, e come l'altro reagirà. Nasce quindi un senso di sicurezza, e una fiducia ben più grande di quella che si potrebbe pensare di raggiungere in un solo giorno, in una settimana, in un mese.
Il riconoscimento dell'anima può essere un processo sottile e lento. All'inizio, magari solo un albore di consapevolezza nel momento in cui il velo viene delicatamente sollevato. Non tutti sono pronti ad accogliere subito la rivelazione. C'è una progressione da rispettare, e può darsi che si renda necessaria, da parte di chi lo comprende per primo, un certa pazienza.
 

A farti capire che ti trovi di fronte a un tuo compagno d'anima può essere uno sguardo, un sogno, un ricordo, un sentimento. E tale risveglio può avvenire anche attraverso un tocco delle mani di lui, o il bacio delle labbra di lei, e la tua anima balza di nuovo alla vita.
Il tocco che desta può essere quello del tuo bambino, di un tuo genitore, di un fratello, o quello di un amico vero. Oppure può essere quello del tuo diletto, che arriva a te attraverso i secoli, per baciarti ancora una volta, e per ricordarti che siete sempre insieme, fino alla fine dei tempi."
Brian Weiss, Molte Vite un solo Amore

L'Amore sognato

Ti conosco ma non ti ho mai incontrata,
tremo all’idea che domani ti vedrò,
un brivido incessante sale e scende in me
blocca i miei pensieri
calma il mio respiro e allo stesso tempo mi agita.
Oggi è giunto, oggi ti vedrò,
sono giorni che ti penso incessantemente,
non so proprio cosa dirti eppure sai che parlerei per giorni,
il brivido continua.

Arrivo sul posto, sono felice, ma agitato,
vorrei venirti a cercare tra i tanti presenti, ma anche fuggire.
I pensieri sono annebbiati dalle scariche emotive che mi riempiono la testa,
devo calmarmi, non ti meriti e non mi merito un incontro deludente e poi perché’ agitarsi?
Neanche ci dovessimo legare per sempre o forse già lo siamo?
In effetti mi sento proprio così: legato indissolubilmente a te. . . .

Va bene torno in me, la smetto di amarti senza il tuo consenso, me ne faccio una ragione, sorrido, in fondo mi hai già donato più di quanto immaginavo.

Cerco di non pensarti tanto è questione di minuti e ti stringerò la mano.
Ti ho vista e so che stai cercando il mio sguardo,
non mi sembra giusto attendere ancora,
ti vengo incontro, mi riconosci, mi porgi la mano, ti do la mia,
entrambi diciamo “è un piacere conoscerti”.
La tua energia mi invade, prima il braccio, poi il torace, la testa e tutto il corpo.
Sto bene, troppo bene, parlo calmo con te,
ci capiamo subito, sorridiamo entrambi,
forse eravamo uniti in un’altra esistenza, non so spiegarmelo.

Non sento più gli altri, sembra che siamo soli.
Ti chiedo di fare due passi, mi guardi e mi sorridi,
non mi rispondi,
la tua immagine diviene sfocata,
un forte suono fastidioso disturba l’armonia del momento…
 . . . . non voglio che finisca, non ora,
abbiamo tanto da dirci e poi ….. volevo anche baciarti.

Maledetta sveglia, fa niente,
comunque è stato meraviglioso.
Quei momenti ormai sono nostri,
non solo miei ma anche tuoi
perché tu sei reale
anche se ti trovi nel mondo onirico
esisti veramente
e questi momenti rimarranno per sempre nostri.

Oddio, sono in mega ritardo . . . . .

Ti tornerò a sognare,
ti voglio rivedere,
ti voglio abbracciare,
ti voglio amare.

Marcello Salas

mercoledì 28 maggio 2014

"Schiavi Inconsapevoli di una Gabbia Senza Sbarre" di Silvano Agosti




SE GLI ADULTI osservassero i bambini di quattro anni vedrebbero il capolavoro che sono stati e che questa società da sempre ha profanato e sta profanando. Se ognuno potesse crescere ascoltando le istruzioni del proprio seme, della propria interiorità, le strade sarebbero piene di capolavori ambulanti e ognuno avrebbe una sua personale visione del mondo e il mondo sarebbe pieno di infinite interpretazioni e questo sarebbe commovente....
"Schiavi Inconsapevoli di una Gabbia Senza Sbarre" di Silvano AgostiAvviene quotidianamente un vero e proprio genocidio non tanto dei corpi quanto delle personalità di milioni, anzi miliardi di uomini, tenuti lontani da se stessi e dalla loro creatività e dal proprio vero destino, assediati come sono da falsi problemi, false culture, false superstizioni, false credenze, falsi progetti, false promesse. Prendiamo ad esempio l’istituzione scolastica. Avverto subito che alcune delle riflessioni che andrò formulando richiedono, per essere giustamente comprese e assimilate, un ascolto specifico, affettuoso e definitivo. Partiamo dunque, come premessa, dalla semplice constatazione che elementi naturali, indispensabili all’uomo per vivere possono, in diversa dose, provocare gravi danni o addirittura la morte. L’acqua, per esempio, l’essere umano lo disseta ma in dose eccessiva lo affoga. Il fuoco lo scalda ma lo può anche bruciare; il cibo lo nutre, ma lo può soffocare. L’apparato percettivo sensoriale e cerebrale è capace di miracolose estensioni – alcune delle quali sono a tutt’oggi inesplorate – ma un tale miracoloso apparato si guasta se gli stimoli percettivi sono sempre gli stessi, se le azioni compiute sono eccessivamente ripetitive, come accade nell’ambito lavorativo o scolastico..

Scuole moderne, antichi campi di sterminio
Accade pertanto che istituzioni nate per soccorrere l’uomo finiscano per danneggiarlo o addirittura sopprimerlo, o che l’infinito piacere di imparare venga sostituito dalla pratica poco amata dello “studiare”. Imparare è pratica naturale di evoluzione e crescita della personalità e procura emozioni delicate e favorevoli, a volte perfino ineffabili. “Studiare”, ovvero inserire di forza nel proprio apparato percettivo una serie di concetti e nozioni non chiamate dal desiderio, si rivela invece a lungo andare una pratica perversa, capace solo di annullare qualsiasi reale desiderio di conoscere. Ma l’imparare nasce dalla brezza del desiderio e offre una risposta voluta, accolta con gioia e con la partecipazione attiva di tutta la personalità. “Studiare” per contro “costringe” una mente spesso riluttante, spesso estraniata, ad applicarsi a nozioni e dati che non suscitano il minimo interesse e che quasi sempre sono lontani dalle reali necessità della persona. Per questo le scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, tradizionali e sperimentali, a un attento esame delle loro strutture operative rivelano inquietanti analogie con gli istituti di pena e a volte perfino con i campi di sterminio. La scritta “il lavoro rende l’uomo libero” di sinistra concezione nazista, posta all’ingresso dei campi annunciati all’inizio come “campi di rieducazione” e divenuti ben presto campi di sterminio, potrebbe dunque trovare un perfetto analogo nella frase “lo studio rende l’uomo libero”. Lo studio, nato così per promuovere ed estendere la creatività è divenuto ben presto uno strumento capace di estirpare qualsiasi creatività e demolire ogni desiderio naturale di apprendere. Imparare, apprendere, ampliare le proprie conoscenze del mondo si rivela come uno dei massimi piaceri che la Natura offre, mentre “studiare” è ormai divenuto un tormento permanente. Cercherò di esemplificare una distinzione fondamentale tra i due procedimenti..

Studiare forzatamente, ossia nutrirsi nel modo peggiore possibile
Imparare corrisponde grosso modo al piacere di nutrirsi: magari scegliendo i cibi a seconda dei propri desideri, che poi assai spesso corrispondono alle necessità dell’organismo. Studiare invece corrisponde a un “trattamento sanitario obbligatorio” come se qualcuno lo programmasse così: ore 8 pane, ore 9 pasta, ore 10 carne, ore 11 verdure, ore 12 frutta. E così ogni giorno e, di fronte a tentativi legittimi di disperazione o di ribellione della vittima di turno, l’”ingozzatore” non senza innocente cinismo enunciasse la sua verità: “Guarda che se non ti nutri muori”. Un’evidente analogia accade nel nutrire spietata osservanza “dei programmi”. Sì, i ragazzi a scuola si annoiano, fingono di ascoltare, sono sempre meno capaci di esprimere una loro visione del mondo, ma “il programma è stato rispettato e ultimato”. Pian piano si è praticamente estinto ogni naturale desiderio di sapere, e smarrito per sempre il piacere di “conoscere”..

La tragedia delle ciliege triangolari
Il fatto è che l’essere umano intorno ai cinque anni di età si presenta come la miniatura di un universo perfetto: chiede il perché di tutto, tocca tutto, si offre a tutti, esplora incessantemente il mondo che lo circonda, si muove senza sosta, gioca, canta, si difende, si dispera fino a ottenere ciò che vuole e i suoi stessi comportamenti sono un’arte, in quanto coincidono perfettamente con ciò che sente e prova e afferma e nega. Poi questo capolavoro vivente (qualsiasi sia la sua origine) approda nello spazio scolastico e viene immediatamente sottoposto a secche restrizioni: lo obbligano a star seduto, non può esprimersi o intervenire se non quando “tocca a lui” e, quando chino sul foglio si abbandona con gioia alla propria creatività e disegna ciuffi di ciliegie di forma triangolare di un delicato color rosa, implacabilmente “la maestra” fa notare che: “No piccolo mio, stai più attento, le ciliege non sono triangolari, sono rotonde.” La grande mano della maestra imprigiona la manina smarrita e la obbliga a correggere i triangoli in altrettanti cerchi. “Così… così… E poi non sono rosa, sono rosse. Le ciliege sono rosse!” E da quell’istante ha inizio il percorso della sfiducia in se stessi, indispensabile per sottomettere un essere umano e fargli credere sia ineluttabile negare a se stesso il tempo del gioco e della vita..

Abbastanza maturi da sottomettersi per tutta la vita
Quando la sua sottomissione alla fine dell’esperienza scolastica sarà tale da subire con tremore e ossequio la tortura di esami insensati e vessatori, in cambio riceverà il diploma. Maturo. Maturo a sottomettersi per tutta la vita a un lavoro di otto o dieci ore al giorno, insomma un ergastolo vestito da “necessità sociale”. Così, di anno in anno, di programma in programma, il genocidio si compie, facendo nascere nei giovani una legittima repulsione per qualsiasi cibo culturale che non sia la frivola, superficiale lista di scempiaggini da fast food culturale dei giornali sportivi o scandalistici, la pornografia, i film industriali, le soap opera, gli inviti lusinghieri a tentare la fortuna al lotto o al gratta e vinci, la cultura sciatta e triviale della tifoseria nel calcio, la bassa qualità del diverbio politico tra i partiti. La libertà di imparare invece condurrebbe a una armonica crescita dell’infanzia all’interno di una personalità sempre più sicura di sé, capace di costruirsi un proprio destino, senza alcuna traccia di sottomissione o di dipendenza. “Cosa proponi dunque come alternativa a proposito della scuola?” “Mi piacerebbe che alle scuole accadesse quello che giustamente è accaduto ai manicomi. E cioè che tutte le scuole venissero chiuse. Messe fuorilegge. E che ci fossero dei Centri di Salute Culturale (così come invece dei manicomi ci sono dei Centri di Igiene Mentale) nei quali i bambini, i ragazzi e i giovani andrebbero, spinti dalla necessità di imparare, trovando operatori culturali in grado di fornire loro le informazioni giuste sui vari meccanismi di apprendimento, libri, cinema, computer, sull’uso di biblioteche, di nastroteche per accedere ai massimi capolavori dell’arte e così via… dei laboratori, insomma. Spazi di incontro da frequentare soprattutto in caso di pioggia. Un buon computer costa mille volte meno di un insegnante e “sa” mille volte di più. Inoltre, una volta liberate le strade cittadine dalle automobili con efficienti installazioni di marciapiedi mobili e una volta liberati gli esseri umani dall’obbligo di lavorare più di tre ore al giorno, ognuno diverrebbe insegnante di ciascuno. E allora ogni essere umano sarebbe tanto “essere umano” quanto ogni gatto è stupendamente “Gatto”. Ma dove si andrebbe a finire se tutti gli esseri umani coincidessero con se stessi? Cosa potrebbero fare nel tempo che ora li occupa a lavorare? Va detto che, a chiunque io abbia fatto questo discorso, la classica opposizione è la seguente: “Certo, lo so che sono prigioniero di una serie di gabbie invisibili, il lavoro obbligatorio, la famiglia subìta perché mal frequentata, il desiderio di denaro come frutto di una perenne indigenza ecc…ma tutto ciò mi offre almeno una certa sicurezza. Cosa farei se fossi libero?” È proprio l’impossibilità di concepire la libertà che rende l’uomo schiavo. Essere riusciti a togliergli la possibilità perfino di immaginare una vita vissuta nella libertà lo rende perfettamente sottomesso, uno schiavo moderno..

La scuola è una roba da stare in gabbia, a scuola non puoi vivere, non puoi giocare… Poi la maestra se non stai seduto ti dà la nota, tutte robe che con la vita non c’entrano. Invece nella vita c’entra la gioia, l’amore, la felicità” (Francesco 8 anni).

martedì 27 maggio 2014

INCONTRARSI OLTRE LE DIMENSIONI

Esiste un ponte tra le dimensioni che permette di incontrarsi a dispetto del tempo, della distanza e della possibilità di utilizzare i sensi fisici o la tecnologia.

Appartiene a una saggezza che gli esseri umani hanno dimenticato, abbagliati da una scientificità che non considera i sentimenti e che valorizza soltanto le cose che si possono manipolare, riprodurre e misurare. 

Questa sapienza profonda se ne infischia delle scienze e della logica e parla direttamente alla parte invisibile ed emotiva di noi stessi.

Quando due persone si vogliono bene, stabiliscono un collegamento energetico che le unisce come un filo invisibile.

Il legame tra loro diventa un radar interiore e le informa l’una dell’altra, senza bisogno di parole.

Questa comunicazione, eterea e costante, appartiene all’amore e permette una comunione che si fa tanto più chiara e precisa quanto più la relazione è profonda.

Ci sono cose che gli occhi non possono vedere e che la mente non riesce a capire perché si conoscono soltanto con il cuore.

L’amore genera unioni invisibili, e conduce a una condivisione più intima e profonda che qualsiasi altra forma di conoscenza.

L’unione emotiva ci porta a sentire interiormente lo stato d’animo dei nostri cari, permettendo uno scambio dei vissuti profondi. 

Per accedere a questa consapevolezza basta raccogliersi in se stessi e concentrare l’attenzione sulla persona con cui si vuole entrare in contatto, lasciando emergere le sensazioni interiori in un vuoto mentale libero dai pensieri, senza censurarle e senza interpretarle.

Le parole e la logica non servono, le percezioni raccontano con le emozioni e, a volte, con le immagini, la verità della vita emotiva.

Per comprendere il linguaggio del cuore bisogna sospendere il giudizio e permettersi di entrare in una realtà priva delle coordinate in cui ci muoviamo abitualmente.

La reciprocità dell’amore si manifesta in una dimensione della coscienza che non scorre nel tempo, ma esiste in una a-temporalità fatta di sensazioni e stati d’animo, e priva dei riferimenti con cui normalmente interpretiamo le cose.

Purtroppo, l’abitudine a osservare sempre e soltanto la materialità degli avvenimenti, insieme all’uso costante dei parametri spazio temporali e delle nostre innumerevoli protesi tecnologiche, ci ha progressivamente disabituato a riconoscere la voce silenziosa che appartiene alla dimensione affettiva, rendendo difficile individuarne e interpretarne i significati.

Tutti presi a rincorrere il possesso di beni di consumo sempre più sofisticati e inutili, abbiamo lasciato che la concretezza si trasformasse nell’unica realtà che giudichiamo attendibile e abbiamo perso il contatto con la verità interiore e soggettiva che appartiene all’amore.

Così, nel tempo, la conoscenza emotiva si è offuscata, portandoci a delegare alla materialità e alla tecnologia, la gestione di tutti i nostri rapporti.

Ma affidandoci radicalmente alla fisicità, abbiamo ottuso la saggezza del cuore, permettendo che un’esteriorità, fatta di apparenze e, spesso, d’indifferenza, sommergesse la verità.

In questo modo nascondiamo il sapere dell’amore a vantaggio di una conoscenza oggettiva e limitata esclusivamente alle cose concrete.

Quando muore una persona cara, il legame energetico creato dall’amore che abbiamo condiviso nel corso della vita, non si spezza ma, al contrario, s’intensifica potenziando la reciprocità, a dispetto della perdita del corpo fisico.

Mentre l’incontro fisico e il dialogo verbale non sono possibili, l’unione si amplifica e il ponte affettivo, creato durante la vita, permette la comunicazione interiore tra chi ha un corpo e chi non ce l’ha.

Tutti quelli che hanno attraversato il dolore del lutto, sanno che i nostri cari tornano sempre a incontrarci dopo la morte.

Anche se nella cultura materialista c’è molto pudore a parlare di questi incontri, perché ci si vergogna di credere nell’invisibile e nell’amore.

Gli esseri che non possiedono più un corpo, nonostante le nostre paure, lo scetticismo e le difficoltà di comprensione tra le dimensioni, si impegnano a costruire una relazione che, a dispetto della loro immaterialità, oltrepassi i limiti e le barriere della percezione esclusivamente materiale e fisica, permettendoci di vivere una sintonia nuova.

La scienza guarda con commiserazione la soggettività che caratterizza queste esperienze e, non potendole riprodurre nei suoi laboratori, ne deride l’esistenza dichiarandole altezzosamente consolazioni, buone forse per superare il dolore, ma del tutto irreali e frutto di pura fantasia.

L’amore, però, è soggettivo per natura, e poco incline a lasciarsi duplicare in esperimenti scientifici, vive da sempre in una realtà soggettiva che conosce d’istinto la verità e che per questo non può essere analizzata e vivisezionata, ma soltanto sperimentata in quello spazio interiore che caratterizza l’affettività.

Così, per ritrovare le persone che abbiamo amato e che con la morte hanno perso il proprio corpo fisico, dobbiamo correre il rischio di vivere un incontro senza conferme dal mondo esterno.

Affidandoci soltanto all’esperienza interiore e assumendoci la responsabilità di ammetterne la veridicità sulla base della nostra certezza emotiva.

L’amore è un fenomeno soggettivo.

Nessuno può stabilirne dall’esterno la validità.

Soltanto chi lo prova può affermare l’autenticità del proprio vissuto e riconoscerne i sintomi  nelle emozioni che vive.


STORIE D’AMORE SENZA CONFINI

Dopo i funerali del nonno, Massimiliano si addormenta pieno di tristezza e di ricordi, ma durante la notte un rumore lo sveglia all’improvviso… giusto in tempo per vedere il nonno che entra nella stanza volando a braccia tese e chiamandolo a gran voce:

“Andiamo, andiamo, dormiglione!!! Non perdere tempo! Voglio portarti a fare un giro!”

Così dicendo, il vecchio gli tende la mano e Massimiliano, ancora sotto shock per la sorpresa, allunga la sua lasciandosi trasportare in un volo senza peso fuori dalla finestra. Oltre le case, la piazza, il paese… e le dimensioni!

“Era così reale che sono certo di non essermelo sognato!”

Racconta alla mamma l’indomani mattina.

* * *

Annalisa deve essere operata. La notte, in ospedale, non riesce a prendere sonno e si agita nel letto in preda alla paura e ai cattivi presentimenti.

Le sue compagne di stanza dormono tutte, quando in punta di piedi un infermiere si avvicina e, con dolcezza, la rassicura:

“Stai tranquilla, bambina, andrà tutto bene! Non c’è nulla di cui avere paura, siamo in tanti a proteggerti e ad aiutarti in questo momento difficile e il tuo futuro è pieno di cose belle che ancora devi vivere e condividere con le persone che ami. Dormi serena, presto sorriderai ripensando a questo momento.”

Annalisa si addormenta di colpo, ma l’indomani mattina, durante i preparativi per l’intervento, domanda il nome dell’infermiere che ha saputo tranquillizzarla così bene.

Le infermiere, però, la guardano divertite:

“La paura fa brutti scherzi! Devi aver sognato, Annalisa! In questo reparto non ci sono uomini, né tra il personale né tra i ricoverati!”

* * *

Dopo la morte della mamma, Giada non si dà pace.

“Dove sei mamma? Dove sei finita? Non posso credere che non ci sia più nulla! Aiutami a ritrovarti! Voglio sapere cosa succede dopo la morte…”

Un pensiero guizza veloce nella mente e raggiunge il suo cuore:

“Non posso… se continui a soffrire così, devo andare via… ogni volta che mi avvicino le tue lacrime mi allontanano…”

Giada sente con certezza la presenza della mamma.

Eppure nella stanza non c’è nessuno.

A fatica ricaccia indietro i ricordi e il dolore.

E improvvisamente  il suo abbraccio l’avvolge in una meravigliosa unione.

“Sono con te e anche dappertutto. Hai bisogno di abituarti al mio cambiamento e apprendere a conoscermi per ciò che sono adesso. Se vuoi trovarmi, devi permetterti di dimenticare quello che sai e imparare da capo, come fanno i bambini. I ricordi che ti sorprendono all’improvviso sono come una firma e servono soltanto a indicarti la mia presenza. Se scivoli nella mancanza mi allontani ma, se lasci che il tuo cuore si apra, possiamo incontrarci. La vita non ha inizio né fine, figlia mia. Tutto è sempre cambiamento.”

Carla Sale Musio

L'Amore è la religione naturale

L'amore è un fiore raro perché fiorisce soltanto quando non c'è paura, mai prima. Questo vuol dire che l'amore può accadere solo a una persona profondamente spirituale, religiosa. Il sesso è per tutti, la conoscenza superficiale è per tutti. L'amore no. (...)

La persona orientata verso l'amore è la persona religiosa. Una persona orientata verso l'amore è una persona che non ha paura del futuro, che non ha paura dei risultati e delle conseguenze, che vive qui e ora.(...)
Fai dell'amore un sadhana, una disciplina interiore. Non permettere che sia soltanto una cosa frivola, non permettere che sia solo un'occupazione della mente. Non permettere che sia soltanto una soddisfazione del corpo. Fanne una ricerca interiore.

La chiave di base è questa: devi permettere all'altro di penetrarti sin nel recesso più profondo del tuo intimo, fino alle fondamenta del tuo essere. La distruzione dell'ego è la meta. Da qualunque porta si entri nel mondo interiore - dall'amore, dalla meditazione, dallo yoga, dalla preghiera - qualunque sentiero si scelga, la meta è la stessa: la distruzione dell'ego, buttare via l'ego. Attraverso l'amore può essere fatto molto facilmente, ed è cosí naturale! L'amore è la religione naturale.


Osho

Dall’IO al NOI. La costruzione dell’intimità nella coppia

http://psyblog.blog.tiscali.it/files/2014/04/mela.jpg“Un matrimonio sano è la fusione di due culture estranee. È lo sforzo di fondere queste due culture in una sola cultura che è insieme simile e nettamente diversa rispetto a entrambi i nuclei di appartenenza” (Whitaker, 1988)[1].
Quando una coppia inizia a costruire la propria intimità deve fare i conti con la costruzione di un processo complesso: dare vita ad un NOI condiviso senza toglierla ai singoli IO.
Il processo è reso ancora più complicato dalla presenza delle famiglie d’origine, ugualmente pregnante sia che sia reale, sia che sia simbolica.
Perché possa andare avanti, dunque, la nuova coppia deve essere diversa sia da una famiglia che dall’altra, ma i partner devono mantenere la consapevolezza di quali aspetti di ciascuna valga la pena conservare.
Tutto questo non avviene per magia, è anzi condizionato dalla perdita dell’idealizzazione, del mito dell’ultima riga delle favole.
Il tanto anelato (e abusato) e vissero felici e contenti è infatti un punto d’arrivo, mentre lo stare insieme, che si tratti di matrimonio o convivenza non è che un punto di partenza.

Se ci si ferma al mito ci si aspetta un amore spontaneo ed eterno ma si dimentica di costruire la relazione, una relazione capace di diventare ogni giorno più matura.
La costruzione dell’intimità parte dalla distruzione del mito del matrimonio paradisiaco, che parte dal mito platonico dell’uomo palla, che cerca nell’altro il completamento di sé.
All’inizio di una reazione si sta insieme nell’illusione che l’altro potrà soddisfare i nostri bisogni, ma la premessa idilliaca si incontra (o si scontra?) con la realtà del quotidiano.
Per poter sopravvivere alla quotidianità bisogna riuscire ad andare oltre i singoli IO, per essere attivi nella costruzione di quel NOI che rappresenta l’essenza vitale di una relazione intima.
L’area del NOI non è costituita dalla semplice somma dei due IO, è qualcosa di diverso: allo stesso tempo area di sovrapposizione e di integrazione. La sfida per la coppia sta nel trovare un equilibrio funzionale tra questi due aspetti.

L’intimità richiede un lavoro tenace e costante, richiede impegno e non nasce nell’immediato, emerge con il tempo anche attraverso le lotte in comune e gli aspetti di condivisione.
“Nel matrimonio o si cresce insieme o ci si allontana, non c’è una zona neutra in cui rifugiarsi”(ibidem).
Non esiste intimità vera che non sia passata per una o più crisi della coppia, nel corso del tempo.
Ogni coppia  che si impegna per la crescita deve dunque fare i conti con tanti “divorzi emotivi” durante la sua storia, i divorzi emotivi possono durare pochi minuti, qualche ora o alcuni giorni, poi finiscono, ma la sensazione di perdita che si prova è reale e il dolore può essere assordante.
In questi momenti la variabile che fa la differenza è proprio l’impegno, che permette di non vedere questi momenti come ineluttabili, nonostante la sofferenza. Solo così può prevalere la sensazione di sicurezza fondata sulla storia di impegno e di condivisione costruita nel tempo dai partner.

Ai periodi difficili si può dunque sopravvivere grazie alle risorse della coppia.
Un altro aspetto fondamentale è la capacità di gestire le differenze, una capacità che stabilizza e potenzia la qualità della relazione. Quando le differenze sono considerate in modo negativo, come elementi da eliminare, portano alla divisione, all’estraniamento, al non sentirsi riconosciuti dall’altro. Quando invece le si vedono come opportunità di crescita diventano beni preziosi. Sono proprio le differenze che consentono la crescita e l’espansione.
“La capacità di impegnarsi effettivamente in un processo bilaterale di contaminazione reciproca è fondamentale se si vuole avere una relazione dinamica e non statica. La frizione tra le nostre differenze ci arricchisce. I passi da compiere per riuscire a impiegare produttivamente le differenze vanno dal riconoscimento all’accettazione, da questa al rispettarle e goderle e, infine, a considerarle preziose” (ibidem).
Maria Grazia Rubanu

lunedì 26 maggio 2014

RINASCITA

D’un tratto mi sono svegliato, mi sentivo calmo e riposato, ero felice e soddisfatto, avevo vissuto un sogno molto particolareggiato.

Contento di essermi destato son rimasto sorpreso per quello che nel sonno ho percepito, ero certo che era reale quel mondo “immaginato”, lo avevo creduto vero tanto da farmi del male, come se non mi fossi mai dovuto svegliare.
Ora finalmente sveglio, avvolto da una luminosità e un calore radiante tengo sgombra la mente dall’ansia e le inquietudini di quella realtà vista come attraverso una lente.
 
Era stata una lunga visione onirica, durante il “cammino” avevo sofferto e gioito ma nel complesso ne ero uscito accresciuto ed appagato. Era stato bello, non come ora da sveglio, ma molto interessante per l’esperienza che mi aveva apportato, tanto da farmi desiderare nuovamente di sognare.
Sentivo che sarei dovuto tornare a dormire, lo sentivo, come se avessi lasciato qualcosa in sospeso, c’erano delle cose che non avevo visto altre che non avevo sperimentato, ma in quel momento mi sentivo in pace e per un pò volevo rimanere reale.
Ero ancora confuso, era un bene o un male che mi fossi svegliato? Nel viaggio molte persone avevo incontrato e tante le avevo amate e ad esse ero legato, ora le percepivo che stavano ancora sognando e che a breve le avrei reincontrate.

Una piacevole e misteriosa forza mi attraeva, sentivo il bisogno di tornare a sognare per completare ciò che avevo cominciato, pian piano nel sonno sono nuovamente scivolato, ero ancora cosciente della vita reale, come in un sogno lucido da cui non si riesce ad uscire.
 
D'un tratto mi accorsi che stavo piangendo e non riuscivo a smettere, mi mancava qualcosa ma non sapevo bene cosa, cominciai a pensare che era meglio da sveglio, ma pian piano il sonno si faceva più profondo, la consapevolezza faceva largo al nuovo "viaggio", speriamo di non scordare che questa è solo l'esperienza del sognare.  
Intorno a me sentivo gioire, “è nato”, “è nato” e in un bambino mi son ritrovato.

Perché leggere ti rende una persona migliore

I lettori più accaniti (di narrativa "impegnata") hanno anche migliori capacità empatiche.

La lettura: un compito solitario dalle importanti ricadute sociali. Photo: Simon Cocks, Flickr
La lettura: un compito solitario dalle importanti ricadute sociali. Photo: Simon Cocks, Flickr
Se siete avidi lettori, non è solo la vostra mente a beneficiarne. Le ricadute positive di questa buona abitudine si faranno probabilmente sentire anche sui vostri amici e familiari. Leggere (e in particolare, leggere libri di narrativa) migliorerebbe infatti le nostre capacità empatiche, come dimostra uno studio americano.

Dalla finzione alla realtà

L'abilità di connettersi con le emozioni altrui, intuendone le convinzioni e anticipandone i desideri, è nota come teoria della mente. Alcuni ricercatori della New School for Social Research in New York hanno voluto verificare se l'esposizione a vicende letterarie con personaggi complessi e dalla personalità multisfaccettata migliori effettivamente la nostra capacità di calarci nei panni del prossimo.

Gli scienziati hanno reclutato tre gruppi di volontari che hanno destinato a tre diversi compiti: il primo ha dovuto leggere testi narrativi di qualità, insigniti del prestigioso premio letterario statunitense National Book Award; al secondo è stata affidata la lettura di parti di bestseller venduti online (storie con personaggi piuttosto "piatti" inseriti in vicende dal sapore popolare) e il terzo non ha letto affatto.

A tutti è stato chiesto, poi, di identificare le emozioni che si celavano dietro ad alcune espressioni facciali: un test di empatia che ha visto chi aveva letto romanzi più "impegnati" ottenere migliori risultati.

Ripartire dai libri

Lo studio dai risultati stimolanti lascia però alcune domande in sospeso: quali sono, per esempio, i risvolti narrativi che fanno - davvero - la differenza? Può darsi, ipotizza parte degli addetti ai lavori, che sia semplicemente il maggiore sforzo cognitivo necessario per affrontare una lettura "colta" al migliorare anche le capacità relazionali.

La ricerca, comunque, sottolinea l'importanza di vivere in una comunità che promuova la lettura (e fa riflettere, all'indomani dei risultati di una ricerca Ocse che piazzano l'Italia in fondo alla classifica europea - ultima tra 24 paesi - per preparazione letteraria).

sabato 24 maggio 2014

IL CUORE UMANO E' CONNESSO AL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE.

Il cuore intelligente
Il centro cardiaco è dotato di un sistema di neuroni, il cui "campo" ha la stessa forma di quello che circonda il nostro pianeta ed è in grado di influenzare il cervello. Che cos'è lo stato di coerenza e come si misura

Tutte le antiche tradizioni ci parlano del cuore: l’iconografia religiosa cattolica ci mostra il cuore di Gesù, il Sacro Cuore. I Maestri ci parlano del “sentire” con il cuore e non con la mente. Nella medicina indiana, il chakra del cuore (immagine sotto) è il più importante, ed è collegato all’amore
cristico, l’amore incondizionato.
Nell’accezione comune, siamo abituati a considerare il cuore da due differenti punti di vista: uno scientifico-funzionale (la pompa che dirige la circolazione sanguigna) ed uno “sentimentale” come sede dei sentimenti, quella parte di noi di cui si dice: “ascolta il tuo cuore”, “mi ha spezzato il cuore”, “sono parole che vengono dal cuore”… Da un punto di vista funzionale, fino a poco tempo fa, si dava per scontato che fosse solo il cervello a dirigere il funzionamento dell’organismo. Invece, probabilmente, la tradizione ne sapeva più di noi a riguardo e le recenti scoperte in campo neurobiologico stanno trasformando completamente i paradigmi scientifici fin qui percorsi.
Una ricerca sviluppata fin dagli anni settanta da alcuni neurobiologi e neuro-cardiologi statunitensi ha consentito di scoprire che il cuore è l’unico organo a non ubbidire automaticamente ai segnali inviati dal cervello e che, inoltre, esso può mandare segnali al cervello a cui quest’ultimo ubbidisce. Ma com’è possibile? Essi individuarono nel cuore un proprio sistema nervoso, formato da 40.000 neuroni, un reticolo di neurotrasmettitori, proteine e cellule di sostegno, che gli consentono di prendere decisioni e passare all’azione indipendentemente dal cervello. Si parlò allora di intelligenza del cuore. Così sappiamo che nel feto in divenire, il cuore umano inizia a battere prima che il cervello si sia formato: sembra un «paradosso», ma non è così perché quel piccolo cervello comunica con tutte le altre cellule e con l’universo informazione.
Il campo elettrico del cuore, che viene misurato dall’elettrocardiogramma, è all’incirca sessanta volte più grande in ampiezza di quello generato dalle onde cerebrali, registrate da un elettroencefalogramma, e 5000 volte più potente, non è impedito dai tessuti e può essere misurato anche a distanza dal corpo con uno strumento a Superconduzione di Interferenze Quantiche (SQUID), basato su magnetometri.
La dimensione del Campo misurabile varia da un minimo di 2,5 ed un massimo di 3 m, con asse verticale centrato nel cuore. La sua forma toroidale (sotto, a sinistra) è quella considerata la più unica e primaria dell’universo ed è quella che circonda il nostro pianeta.

Questo campo contiene un suo doppio (come una matriosca) più piccolo posto sullo stesso asse verticale – questo perché esso è “duale” come le energie della manifestazione – le forze + e -, ovvero Yin e Yang, ed è quindi in grado di interagire in ogni momento con il campo elettromagnetico circostante. Questo vuol dire che noi abbiamo costantemente una specie di “ciambella energetica” molto estesa intorno a noi che entra in comunicazione con quelle degli individui che incontriamo molto prima che il contatto fisico avvenga ed è recepibile dai soggetti che si trovano nel suo raggio di azione-comunicazione.
I cambiamenti derivanti dalle emozioni, nelle onde elettromagnetiche, fanno variare la frequenza del battito, la pressione sanguigna e quella sonora prodotta dall’attività del ritmo cardiaco, quindi creano una variazione nell’emissione magnetica del campo. Essi sono percepiti da ogni cellula del corpo; è stato dimostrato che, prelevato un campione di Dna e portato a chilometri di distanza, generando un’emozione negativa il filamento risponde in tempo reale, come se fosse ancora nell’organismo di provenienza.
Si è scoperto inoltre che le emozioni positive (il cuore genera emo-azioni, da non confondersi con sentimenti o pensieri) e la coerenza del ritmo cardiaco hanno influenza sulla funzione corticale, facilitando il suo funzionamento, mentre emozioni negative, soprattutto se legate allo stress, possono influenzare e inibire la stessa capacità di organizzazione coerente dei pensieri.
Quando creiamo un’esperienza di amore, di gratitudine o di comprensione nel cuore, questa invia un segnale al cervello, che genera quella che viene chiamata coerenza (coerenza cuore-cervello). 

La coerenza è stata effettivamente misurata scientificamente come un segnale elettrico molto basso, pari a 0,10Hz, o 0,10 cicli al secondo. Dunque quando proviamo un’emozione che crea il valore di 0,10Hz, si dice che “siamo in coerenza” ed ecco perché si tratta di una cosa positiva: in presenza della coerenza, diventiamo più buoni e meno aggressivi. Nello stato di coerenza, siamo più disposti a risolvere i nostri problemi discutendone, senza prevaricazioni. Nello stato di coerenza la forza di carattere e la risolutezza sono molto forti, riusciamo a pensare meglio ed a risolvere i nostri problemi. Non da ultimo, l’organismo intero risponde con un ben-essere cellulare e la frequenza corretta. Esperimenti condotti su malati di AIDS hanno dimostrato che i soggetti che si erano sottoposti all’esperimento dopo sei mesi avevano avuto una significativa remissione dai sintomi.
Per di più, determinati strati dell’atmosfera terrestre, oltre alla terra stessa, generano ciò che oggi viene definita una “sinfonia” di frequenze (comprese fra 0,01 e 300 hertz), alcune delle quali si sovrappongono alle frequenze create dal cuore mentre comunica col cervello. È proprio questo rapporto apparentemente antico e quasi olistico fra il cuore umano e lo scudo che rende possibile la vita sulla terra ad aver generato una splendida teoria e il progetto che la sta esplorando. Detto in parole usate dai ricercatori di HeartMath® Institute, il rapporto fra il cuore umano e il campo magnetico terrestre indica che «una intensa emozione collettiva esercita un impatto misurabile sul campo geomagnetico della Terra».

Quali sono le implicazioni possibili? Se possiamo imparare il linguaggio del cuore — lo stesso che lo scudo protettivo magnetico della terra riconosce e al quale risponde — allora possiamo partecipare agli effetti che il campo esercita su ogni forma di vita. Non da ultimo, il cuore è il tramite tra la vita e la morte, la nostra più grande paura.
Questi studi ed altri condotti dal fisico Dan Winter ci dicono che alla momento del trapasso, questo campo del cuore si ritira piano piano fino a scomparire (in circa un’ora, cioè quanto dura la funzionalità della ghiandola pineale) e permette lo scambio totale delle informazioni finali dell’essere stesso con gli elettroni e gli atomi, che lo compongono e che andranno a fare parte di altre forme (sostanze, corpi ecc.). “Quando il vostro cuore fa risuonare la musica dell’amore, corrispondente alle armoniche del vostro battito cardiaco nell’ECG”, afferma Dan Winter “potete misurare gli effetti di questa coerenza sul vostro DNA. L’emozione del vostro cuore che imparaa cantare coerentemente è in realtà ciò che intreccia o giuda le parti del DNA ad annidarsi, allo scopo di programmarlo ed informarlo. L’emozione coerente controlla il vostro DNA”. Ed è questa informazione ciò che ci portiamo da una vita all’altra: forse per questo “quando viene concepito un bambino, il cuore umano inizia a battere prima che il cervello si sia formato”. 

Il fisico Dan Winter
Un apparecchio per misurare lo stato di coerenza del cuore.
Ora viene spontaneo chiedersi.”Ma come si fa a generare questa frequenza ed a sapere quando realmente riesco ad essere in questo stato?. Sempre l’HeartMath® Institute (sito web: http://www.heartmath.org/) commercializza un’applicazione, dal nome Freeze Frame, che monitorizza lo stato di onde generate; essa è disponibile per computer ed oggi anche come applicazione per cellulari IPhone. Ci sono anche altri programmi che fanno lo stesso servizio: il più completo, molto complesso e costoso, è quello messo a punto da Dan Winter.
L’esperienza di chi ha provato a cimentarsi con questa pratica, è che tale “stato di coerenza“ avviene centrando la propria attenzione sul cuore. Generando una gioiosità pacata, si avverte in quel momento un senso di profonda pace, uno stato consapevole, non meditativo profondo, presente, ma senza pensieri persistenti; infatti, dato che il programma legge anche il tipo di onde cerebrali generate, quando si sconfina nel pensiero attivo o nello stato di meditazione profonda, la coerenza cessa.
Un allenamento costante permette di generare coerenza anche conversando o espletando normali attività fisiche. E per generare quello stato unico – come tutti noi siamo meravigliosamente unici – ognuno di noi ha il suo specifico modo! Vi riporto quello di un bambino di circa dieci anni che volle provare l’apparecchio, andando in coerenza dopo qualche minuto; quando gli chiesi cosa aveva fatto per accendere la lucina verde lui mi rispose: “Cantavo dentro”.
di Daniela Ghirardi
http://www.karmanews.it/1198/il-cuore-intelligente/