giovedì 16 marzo 2017

L’estasi è la nostra natura essenziale

L’estasi è la nostra natura essenziale

L’estasi è la nostra natura essenziale.
Per essere estatici non è necessario alcuno sforzo; per essere infelici è richiesto uno sforzo straordinario. Ecco perché sembrate così stanchi: l’infelicità richiede davvero sforzi enormi!  

Mantenerla è davvero complesso, perché si sta facendo qualcosa contro natura: stai andando contro corrente, questo è l’infelicità. 

E cos’è la beatitudine? Accompagnarsi al fiume, al tal punto da perdere qualsiasi differenziazione con il fiume: tu sei il fiume.
Come potrebbe essere difficile? Seguire il fiume non richiede di nuotare, scorri semplicemente con il fiume e il fiume ti porta all’oceano: sta già andando verso l’oceano.
 
La vita è un fiume, non spingerla e non sarai infelice.

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Io ci sarò

Io ci sarò
Ottimismo a colazione
è quello che ci vuole
dopo la notte che ho passato alla stazione

se vedo umani attorno all'”osso”
ad abbaiare ai cani
forse è il momento giusto
di saltare il “fosso”

non abbassare lo sguardo con nessuno
fuori dal brutto sogno con le mie idee
non c'è bisogno baby di fare male
voglio soltanto farmi ri – spe – tta -- re

io ci sarò con tutto il mio entusiasmo
un'altra storia da vivere c'è ora
io ci sarò con tutto il mio entusiasmo
con tutta la rabbia che c'è in me in me.

c'è rabbia da dividere

io mi vesto da assassino con il mio passato
ho esagerato ma è più forte di me per ora
lassù qualcuno mi ama e sento che mi chiama
mi dice avanti non lasciarti andare mai
disegna l'onda con cui poi tu giocherai

non abbassare lo sguardo con nessuno
tu puoi chiamarlo orgoglio - è la mia idea
non c'è bisogno baby di dimostrare
ci basta solo farci ri – spe – tta -- re

io ci sarò con tutto il mio entusiasmo
ci scambieremo lo sguardo e poi e poi

io lo farò con tutto il mio entusiasmo
un'altra storia da vivere c'è e c'è e c'è

io lo farò, lo farò, lo farò   con tutto il mio entusiasmo
un'altra storia da vivere c'è e c’è

io ci sarò, ci sarò, ci sarò
con tutto il mio entusiasmo
ci scambieremo lo sguardo e poi e poi e poi


tu, tu-tu, tu, tu-tu, tu, tu-tu(battito)

fonte: Io ci sarò

giovedì 2 marzo 2017

Trappole New Age: La demonizzazione dell’ego

Trappole New Age: La demonizzazione dell’ego
Non c’è niente da imparare. Sappiamo già tutto ciò che dobbiamo sapere (e molto di più), dovremmo solo cercare di farci attenzione e farlo tornare a galla ogni volta che ci è più utile. Le cognizioni le abbiamo già tutte. Ogni cosa funziona in modo estremamente logico, ma noi temiamo di fare correttamente 2+2 perché per farlo dobbiamo usare la demoniaca razionalità.

Pensiamo che affidarci al cuore (attributo della santità) significhi accettare che questa somma faccia 3 (o 5) perché accettare che faccia 4 ci pare troppo semplice e soprattutto troppo razionale (vade retro!). Questa è la tipica trappola nella quale cadiamo continuamente. Tutto è Uno, demonizzare l’ego o la razionalità è un’operazione duale, un’operazione di separazione. Farlo non ci porterà niente di buono.
ORA siamo chiamati alla scelta energetica tra vecchio e nuovo paradigma, tra vecchio e nuovo modello di riferimento, scelta che ci porterà all’unione degli opposti anche percettiva, attraverso il riconoscimento della separazione. Perciò cominciamo ORA a riconoscere l’illusione di separazione tra spirituale e razionale, tra eterico e materiale…

Le cose evolvono in modo estremamente logico (con buona pace di tutta la New age). Se poi la logica ci pare “troppo razionale” forse abbiamo qualche problemino di percezione.

Tutto è Uno e dell’Uno fanno parte anche la logica, la razionalità e l’ego e l’operazione più efficace che possiamo fare è quella di smettere di distinguere o privilegiare Cuore o Mente, ma metterli in coerenza tra loro e far tornare a galla la nostra saggezza e con essa la nostra potenza.

Fallo, adesso.

Fallo, adesso.

Fallo.
Indossa quel vestito
troppo stretto.
Sciogli i capelli.
Alzati e balla.
Trova ragioni per ridere.
Fai l'amore.
Crea qualcosa di bello.
Parla.
Riconosci il tuo valore.
Non scusarti più per la tua magia
e smetti di nascondere la tua luce.

Amati.
Perdonati.
Fai spazio all'imprevisto.
Smetti di aspettare il momento giusto, fallo ora.
Ignora quello che la gente pensa di te.

Perchè alla fine sarai tu a dover rispondere
per tutte le cose che non hai detto,
le persone che non hai amato, 
le cose che non hai fatto
ed i luoghi dove non sei andato.
Fallo, adesso.

- Brooke Hampton
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mercoledì 15 febbraio 2017

L'accettare è un passaggio di come siamo...

L'accettare è un passaggio di come siamo...

L'accettare è un passaggio di come siamo...
In molti mi chiedete come faccio a prendere serenamente le due patologie che ho...

Care dolcissime Anime è ciò che sono...
Se sono Amore, affronterò la vita con questa energia. Se si è mente si affronterà con la mente...
Ho insegnato per molto tempo ad essere Amore, e l'accettare è un passaggio emotivo in cui riconosciamo che qualcosa è avvenuto. Non c'è il potere del libero arbitrio di rifiutarlo, perchè è già presente.

Gli eventi, l'emozione, non si cambiano attraverso il rifiuto, che spesso è proprio il rifiuto della sua esistenza(non essere radicati).
Lo cambieremo attraverso il riconoscimento del fatto che c’è già nella nostra vita.

Non significa mantenerlo, o identificarsi in esso.
Altrimenti continueremo, come il criceto nella ruota a girare , a girare, ma senza mai muoversi da li!
Semplicemente accogliere nella nostra vita, aprirsi all'ipotesi che, avevamo bisogno di quello che è accaduto per imparare qualcosa di nuovo.

Basta vivere l'evento come conduttore, e l'accettazione e ciò che siamo in realtà, e l'osservatore, l'Anima, spirito, chiamatelo come desiderate... ma in sostanza è la realtà dell'evoluzione dello stato di coscienza.
Se si è Amore, lo si è sempre...
Accettare qualcosa non significa arrendersi...Ma essere tutt'uno con l’esistenza e le sue fluttuazioni.
Nel qui e ora!
Un abbraccio da cuore a cuore
G. Boccia

Se qualcuno vi ha fatto del male


SE QUALCUNO VI HA FATTO DEL MALE

Se qualcuno vi ha ferito, potrete sentire molta rabbia, e anche odiarlo. Molte persone si fermano qui. Si sentono delle vittime che hanno il diritto di odiare e di vendicarsi. Usano la loro forza per questo. Maledicono, dicono delle brutte parole o solamente accennano al giudizio divino, intendendo, naturalmente, un tremendo castigo divino.

Se vi sembra che le vostre ferite non facciano più male, ma non avete ancora perdonato chi vi ha offeso, significa che non siete ancora guariti. Una parte di voi è ancora saldamente legata a colui che vi ha fatto del male.

Una guarigione completa è una liberazione non solo dal dolore, ma anche dall'odio e dal desiderio di accusare qualcuno.
Una completa guarigione è quel stato di libertà, quando non hai più niente da dire a quella persona; gli puoi sorridere, augurandogli un buon cammino.

Una completa guarigione è una sensazione del flusso dell'energia vitale che rende giustizia a tutti: guarisce coloro che sono pronti e punisce coloro che se lo sono meritati. E' una piena fiducia verso il mondo basata sulla comprensione del fatto che tutto ciò che accade non è casuale ed è una lezione.

Il prossimo stadio, al quale non tutti arrivano, è il riconoscimento del valore di ciò che era successo. Il riconoscimento di quel fatto che se non ci fosse stato il danno non ci sarebbe stato il vostro lavoro interiore, e non avreste avuto l'esperienza della guarigione. E senza la guarigione non ci sarebbero delle novità nella vita.

Chi cade non si rialza mai con le mani vuote.
(Aglaya Dateshidze)
http://www.inpearls.ru/
OLGA SAMARINA

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Chi vive solo per gli altri non si ama abbastanza

CHI VIVE SOLO PER GLI ALTRI NON SI AMA ABBASTANZA (The Too Helpful Persons Do Not Have Enough Self-esteem)

Dedicarsi troppo ai disagi altrui nasconde la paura di occuparsi di sé e delle proprie esigenze, ma se ne prendi atto stai già rompendo la tendenza.

Esistono persone che sembrano destinate a farsi sempre carico dei problemi altrui, che si tratti di amici, parenti, figli o di partner.
Le vediamo affannarsi nel correre in soccorso del bisognoso di turno, rinunciando ai propri impegni ed interessi, come avvertissero di non potersi sottrarre…

Inevitabilmente, trascurano se stesse, accantonando man mano propositi e progetti. In verità, un simile atteggiamento nasconde il timore di fare i conti con la propria interiorità e con i suoi desideri, consentendo, al tempo stesso, di continuare a cullare le proprie paure.
Spesso, chi si sente inadeguato, tanto da evitare di impegnarsi in prima persona per realizzare un sogno o investire su di sé, si troverà a spostare l’attenzione sulle necessità altrui con lo scopo inconscio di non doversi misurare con l’eventualità di un fallimento che ritiene inevitabile.

 

Quando incontri un lamentoso, scappa! 

Hanno sempre un motivo per lamentarsi o una tragedia cui far fronte; per qualche scherzo del destino sono nati sfortunati e si ritrovano ad inanellare una bega dietro l’altra; guarda caso in quei frangenti gli vieni sempre in mente tu; e tu così fidata/o, dedicata/o, comprensiva/o ti ritrovi a consolarli….

Non si tratta di un caso ma di reale collusione, quella tra due profili complementari che, in un reciproco gioco di incastri, ripropongo ogni volta lo stesso copione. Eppure  chi a prima vista sembra essere la vittima della coppia così formata non è altro che il suo carnefice, colui che surclassando l’altro di richieste inappropriate ne intralcia la crescita senza essere mai pago. Si tratta di vampiri emotivi capaci soltanto di consumare le tue energie. Per evitare di recitate ogni volta la parte della crocerossina – più frequente da parte delle donne che degli uomini –  impara a negarti, facendo leva sulla necessità di accudire prima di tutto te stessa.
Ti diranno che sei diventata egoista, che non sei più quella di prima, tu non lasciarti abbindolare, mostra fermezza e vai per la tua strada. In poco tempo, la tua figura non sarà più così appetibile e i vampiri emotivi cercheranno altre fonti da cui pretendere attenzione.

 

Se ti “vendi” come buono, il mondo ne approfitta

Certo, per chi soffre della sindrome della crocerossina, cambiare atteggiamento negando il proprio aiuto può rivelarsi difficile. Vi sono varie ragioni, tra cui il senso di colpa che immediatamente le assale non appena vengono accusate di scarsa disponibilità. Non solo; assumere un atteggiamento arrendevole e conciliante offre un vantaggio secondario di primissimo piano: quello di essere riconosciuti all’esterno come figure buone e ammirevoli. Si tratta di una maschera difficile da accantonare, soprattutto se consideriamo che simili individui, costantemente preoccupati di ottenere l’approvazione altrui, farebbero di tutto per evitare di incontrare la propria ombra, ossia la parte negativa di sé.

Ecco perché suggeriamo loro di riscoprire al più presto il proprio lato aggressivo, anche imparando a ridimensionare e ridicolizzare le finte tragedie che affliggono i lamentosi, facendo presente agli stessi che si tratta di episodi e condizioni più che comuni e che i problemi, quelli veri, sono altri.

Potrebbero avvertire un repentino senso di liberazione, correndo il rischio di insegnare qualcosa persino ai loro carnefici. Allora sì che inizieranno ad alimentare in modo sano la propria autostima, recuperando energie preziose per tornare a occuparsi finalmente, e in prima battuta, di se stessi.
FONTE: Riza

sabato 4 febbraio 2017

La coscienza agisce e modifica costantemente la realtà con grazia e semplicità.


IN OGNI MOMENTO, LA VOSTRA COSCIENZA FUNZIONA NELLA REALTA’ SIA FISICA CHE NON-FISICA CON GRAZIA E SEMPLICITA’

La natura di ogni realtà può sembrare distinta e separata da tutte le altre nonostante tutti gli aspetti dell’esistenza siano interconnessi attraverso la pervasività dell’energia della forza vitale. Tutte le realtà manifestano la capacità di collegarsi a un network d’intelligenza interattiva presente dentro e intorno i confini spazio -temporali che al momento percepite.

Nel vostro spazio e tempo le percezioni umane stanno gradualmente adattandosi all’enorme trasformazione di coscienza necessaria per ristabilire il collegamento umano con l’intelligenza Cosmica. Man mano che la vostra coscienza si aprirà alle qualità multidimensionali dell’esistenza, imparerete a raccogliere consapevolezza da altri spazi trasferendola nella vostra realtà tridimensionale per migliorare e guarire la vostra stessa vita.

Poiché le vostre realizzazioni personali hanno un profondo effetto sulla coscienza collettiva, nel “ideale diventato reale”, voi e il vostro mondo assisterete a un fiorire di nuove idee e sarete fortemente ispirati a creare una nuova visione dello scopo della vita. Quando cambiate l’atteggiamento cambiate anche la vostra vita personale e collettiva. In tutto il mondo c’è sempre più gente che sta prendendo coscienza della necessità di riportare l’attenzione mondiale su onestà e integrità, dando primaria importanza al valore della pace, alla cura per la Terra e al profondo rispetto per tutte le sue creature.

Man mano che la vibrazione della coscienza di massa si espande e matura, si avrà maggiore slancio e attenzione verso questi ideali. La Terra può sentire questi cambiamenti: un elevato stato di consapevolezza nella coscienza collettiva del genere umano stimola la Terra a sbloccare e a rilasciare una quantità maggiore di vicende storiche oramai concluse immagazzinate dentro il suo essere. Ogni volta che siete disposti a conoscere e affrontare le vostre verità personali, contribuite alla costruzione della frequenza di coscienza necessaria a rivelare e rilasciare le verità della storia umana.

Sviluppare una coscienza spirituale fa aprire i chiavistelli dell’archeologia della Terra, e ciò è d’importanza fondamentale per comprendere il vostro ben-essere passato, presente e futuro. Sottili forze cosmiche stanno fortemente stimolando la mente umana al fine di attivare un nuovo tipo di coscienza e, anche se alcuni stanno iniziando solo ora ad attingere agli straordinari potenziali dell’espressione creativa che vi attendono, milioni di persone sono già ben avviate verso l’esplorazione di questi potenziali che arricchiscono la vita.

Talvolta la gente ha paura della verità e l’aspetto multidimensionale della trasformazione sembra scuotere l’umanità fin nel profondo. In tutto il mondo si sta notando in cielo un considerevole aumento di strane energie e attività. Il vostro mondo ha sempre condiviso tempo e spazio con invisibili realtà parallele: esseri interdimensionali, extraterrestri e ultradimensionali occupano altre realtà che possono interagire ed entrare in contatto con la vostra. Esseri benevoli tengono costantemente il loro sguardo attento sul vostro mondo, tuttavia c’è anche un’influenza molto forte e marcata da parte di un insieme di energie che non a cuore i vostri interessi. L’antico detto “come in ,così in basso” è una verità che delinea più situazioni e avvenimenti di quanto possiate al momento comprendere.  

Le energie invisibili provenienti da altre realtà sono naturalmente attratte da voi e dal vostro mondo, e le vibrazioni delle intenzioni e dei pensieri che producete determineranno la qualità e il tipo di interazione che sperimenterete con loro.

Vivere bene... nonostante tutto

La vita viene così come la “prendi”


Siamo immersi in un ambiente ostile appositamente creato per svilirci e indebolirci, ci ritroviamo a dover affrontare situazioni pericolose di ogni genere:
  • i cibi, anche i più salutari, e l’acqua sono contaminati e risultano dannosi;
  • l’aria è satura di composti di ogni genere tesi al nostro indebolimento e trasformazione;
  • la società è stata deliberatamente strutturata con regole(leggi-economia-istruzione-religione-ecc) contrarie al comune buon senso ed è quindi diventata nociva;
  • le nostre menti sono costantemente plagiate tanto che non siamo più padroni delle nostre emozioni e dei nostri desideri
  • se ci dovessimo ammalare poi solo in pochi si occuperanno di noi e, seguendo i criteri ufficiali, non ci guariranno, ma ci cureranno soltanto, magari a vita; ecc. ecc.
Purtroppo la lista delle situazioni inappropriate ad una vita che possa definirsi tale è lunga e non può essere neanche conosciuta nella sua complessità, almeno non da me, sorge quindi una domanda che costantemente ci accompagna:

Come facciamo a vivere meglio in un mondo del genere?
Le paure, le colpe, le insicurezze che scaturiscono dal vivere in tale ambiente quasi sempre sono vissute come insuperabili, schiaccianti, oppressive e deprimenti; dette percezioni determinano la quasi totalità delle compensazioni inconsce(leggasi malattie), ora però bisognerà pur vivere in qualche modo in questo ambiente ostile, in caso contrario cosa pensate che ci sia in serbo per chi trascorre l’esistenza come il sistema-bestia anela?

Le ipotesi di scelta fortunatamente non sono tante, io personalmente ne vedo solo due: vivere con la paura o reagire con forza/volontà.
Scegliendo di vivere con paura potremo rimanere in una situazione di inoperosità certi che le nostre condizioni e quelle dei nostri cari, non faranno altro che peggiorare continuamente e non vedremo mai uno spiraglio di “vita”, ma solo e soltanto sofferenza, sarebbe anche sensato vivere in questo senso se ciò servisse a migliorarci l’esistenza.
Scegliendo di reagire e vivere con volontà necessariamente comporterà un dover darsi da fare per comprendere chi siamo veramente, cosa ci stiamo a fare su questo meraviglioso pianeta vivente e perseguire ostinatamente la via dell’ottimismo e dell’azione, senza mai mollare, anche perché l’altra non è di fatto una scelta, ma una vera e proprio resa al male e rinuncia al buono.

Insomma possiamo scegliere consapevolmente o continuare a vivere incoscientemente senza farci carico di responsabilità che non sono imputabili a noi, cosa che potrebbe anche essere vera in quanto non siamo mai stati consapevoli di come andava il mondo, ma lo saremo se non facciamo niente per opporci/migliorarlo.
Se continuiamo ad adagiarsi sul morbido di un’illusione alla quale vogliamo disperatamente credere sarà difficile attuare dei cambiamenti nella nostra vita e nel mondo intero, in caso contrario ci dobbiamo dare parecchio da fare.

Con la paura non si ottengono risultati, si continuerà a collezionare insuccessi, ansie, insicurezze, colpe e non si avranno le energie sufficienti a reagire, rimanendo intrappolati in una situazione di profondo disagio psico-biologico, quello squilibrio alla base di ogni patologia, bisogna tenerlo sempre a mente questo.
Vivendo nell’azione e nell’ottimismo ci capiterà di godere ed apprezzare il momento in cui stiamo vivendo senza lasciarci avvilire dalla situazione circostante e di conseguenza le nostre azioni saranno contagiose della nostra vitalità e la malattia ci starà alla larga.

Non dimentichiamo neanche che la nostra assenza dal “qui e ora” è una delle cause principali dei nostri problemi in questi tempi; ci affanniamo e struggiamo così tanto per il futuro tanto da impedirne la sua realizzazione, ci arrovelliamo costantemente nei dolori del passato tanto che non riusciamo a scorgere il presente. Poi, come se non bastasse, ci riteniamo come esseri separati, a se stanti, invece di cogliere la profonda unione tra tutte le cose. Tutto questo non fa altro che allontanarci da quella vita serena e gioiosa a cui tanto aspiriamo.

Ne abbiamo vissute fin troppe di paure, ne abbiamo espiate a dovere di colpe, anche non nostre, siamo stati abbondantemente sopraffatti da tante insicurezze, sarebbe ora di dire basta, sarebbe ora di provare qualcosa di diverso, chissà se questo pensiero positivo di cui tanto si parla non potrebbe generare un qualche risultato diverso dal solito tram tram quotidiano.
Va bene scegliere qualsiasi metodo che riteniamo utile(alimentazione, sport-religione-hobby-ecc) per migliorare il nostro stato di benessere, ma ben più importante è comprendere che esso dipende maggiormente da come ci poniamo alla vita, la nostra mente, le nostre percezioni e le convinzioni sono alla base della nostra salute/serenità

Smettiamola a fare le solite persone(maschere), riscopriamo il nostro essere individui, ritorniamo ad essere quegli esseri unici che siamo sempre stati e infondiamo negli altri la forza che sostiene la vita…..l’Amore. 
Se non comprenderemo con l’esperienza che siamo venuti a gioire, a sperimentare l’amore, a condividere la vita per evolvere verso una meta spirituale, difficilmente potremmo abbracciare un nuovo modo di essere.

Vivere sperimentando l’attimo e cogliendo il “buono”, che ormai non riusciamo più a vedere in questa buia società, richiede tanta voglia di vivere; noi ce l’abbiamo?
Marcello Salas

Fonte: Bandite la paura (e ringraziate la malattia)


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mercoledì 18 gennaio 2017

Facciamo le fusa?

Facciamo le fusa?

Questa notizia l’ho trovata in un vecchio giornale e mi ha incuriosito, vuoi vedere che provare piacere produce benessere? Sembra di scoprire l’acqua calda tanto appare banale questa affermazione, eppure il segreto sta tutto qua, malgrado, anche chi sta scrivendo questo articolo si stupisca di quanto sia semplice e nello stesso tempo lontano anni luce dall’essere svelato completamente.

Dev’essere per questo, malgrado l’imperante pubblicità che ci promette continuamente benessere a pacchi, che il piacere viene inibito sempre di più, sostituito con surrogati che non appaiono credibili neanche come controfigure, tanto sono improponibili.

Gli esseri umani si accontentano di un piacere distorto dettato da una percezione della loro esistenza che dire falsata appare limitato, perché se potessero solo intuire le possibilità infinite della loro anima manifesterebbero minore passività nell’arrendersi supinamente alla apparente ineluttabilità delle cose. Gli esseri umani vengono tenuti lontani da questa possibilità, troppo rischioso il fatto che possano aprire gli occhi del cuore e cogliere in ciò che stanno vivendo quanto occorre loro per affrancarsi dal brutto che avvallano più o meno consapevolmente… ma forse è meglio dire che non conoscono altro, se non la loro ignoranza, precludendosi questa possibilità.

Allora non ci rimane altro che fare le fusa, vuoi mettere che funzioni? Può apparire banale ma cosa ci costa provarci, coltivando l’armonia e favorendo ad ogni costo la possibilità di essere felici, fregandocene altamente di tutte le nostre presunte ragioni? E se fossero proprio le nostre presunte ragioni ad impedirci di essere felici? E se il perorare situazioni di stress e disarmonia rendesse più fragile il nostro sistema osseo? E se il nostro scheletro debilitato ci impedisse di avere un buon equilibrio e di conseguenza un pessimo rapporto con la terra e di conseguenza rendere frammentato il rapporto tra pensiero e azione?

Tanti sono i punti di domanda, interrogativi la cui risposta può divenire più semplice di ciò che appare, perché coltivare l’armonia e di conseguenza il ritmo, rappresenta la base di ogni possibile guarigione. I gatti possiedono innatamente questo dono, ma credete che gli esseri umani siano da meno? Anche loro possiedono questo dono, ma hanno preferito dimenticarlo o subordinarlo ad altri comportanti con l’illusione di acquisire molteplici e illusori vantaggi rispetto alla possibilità di esprimere la loro vera natura.

Facciamo le fusa dunque, emanando frequenze più armoniche che tengano conto del bene comune, statene pur certi che non ve ne pentirete, perché otterrete sulla base di ciò che emetterete. Non ci credete? Vuol dire che non siete ancora in grado di abbandonare parti del vostro essere alle quali siete ancora legati in maniera distorta… forse è ora di abbandonarle ed affidarsi all’ignoto, che poi tanto ignoto non è, perché ci accompagna da sempre e si chiama anima, capace di esprimere in modo innato e aggiungo, archetipico, la nostra vera natura, quella di esprimere frequenze che vogliono unire e risanare.

Naturalmente fare le fusa vale anche per tutte le altre parti del nostro corpo, compresi gli aspetti più sottili come emozioni e pensieri, quindi che cosa stiamo aspettando? Basta “dormire” sollazzati dall’ignoranza, sostituiamo dunque il ronf ronf con il ron ron e il gioco è fatto.

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Consapevolezza: L’arte di far accadere

Consapevolezza: L’arte di far accadere

Ciò che è dentro risuona fuori.
Ciò che è dentro di noi ci circonda, affermava Rainer Maria Rilke. Infatti, come siamo fatti dentro determina gli avvenimenti che ci accadono. Richard Willhelm, il primo traduttore occidentale dell’I Ching (l’antichissimo libro di divinazione cinese), raccontò un giorno, all’amico Carl G. Jung, dell’uomo della pioggia.
Willhelm viveva in Cina e, in quel periodo, si trovava in una regione dove non pioveva da moltissimo tempo e la siccità imperversava. Come riporta Willhelm, si incominciarono a fare delle offerte alle divinità, ma la pioggia non veniva. I Protestanti iniziarono a pregare, ma la pioggia non veniva. I Cattolici fecero dire delle messe, ma la pioggia non veniva. A questo punto qualcuno parlò dell’uomo della pioggia. Si decise così di andarlo a prendere. Il viaggio fu lungo e quando infine questi arrivò, un uomo vecchio tutto raggrinzito, chiese di poter stare da solo da qualche parte. Gli fu data una piccola casa dove l’uomo si ritirò. Tutti aspettavano, il primo e il secondo giorno passarono senza che succedesse nulla. Al terzo giorno il cielo si rannuvolò e iniziò a piovere. Willhelm, ovviamente, si chiese cosa mai avesse fatto quell’uomo per riuscire a far piovere. Lo andò a trovare e glielo chiese. L’uomo rispose tranquillamente di non aver fatto proprio nulla. Stupito e al tempo stesso intrigato da quella risposta Willhelm provò con un’altra domanda. Questa volta gli chiese che cosa avesse fatto da quando si trovava lì. L’uomo spiegò che veniva da una regione dove la popolazione era in armonia con il Tao, ovvero in sintonia con l’universo, mentre la regione dove non aveva piovuto per così tanto tempo, non lo era. Quando l’uomo era arrivato, anche lui si era trovato fuori armonia, così ritirandosi nella casa che gli era stata data era ritornato in sintonia con il Tao, poi, ovviamente, la pioggia era arrivata. L’ambiente aveva risposto sincronicamente al suo stato di coscienza.

Jung, il famoso psichiatra svizzero, nella prefazione all’edizione inglese del Libro dei Mutamenti, spiega come la mentalità cinese assomigli molto a quella del fisico moderno, che definisce il modello dell’universo come una struttura psicofisica. Le situazioni sono, infatti, immagini leggibili e comprensibili, in quanto frutto della sincronicità.
Jung spiega, come del resto fa pure la nuova fisica, che l’insieme degli accadimenti avviene perché corrispondente allo stato interiore. Se noi fotografassimo un attimo del film della nostra esistenza e analizzassimo tutte le situazioni in atto – sia quelle appartenenti alla realtà materiale che quelle appartenenti alla realtà interiore dell’individuo -, la coincidenza che porta quelle situazioni individuate ad accadere tutte “nel medesimo momento e nel medesimo luogo” è data dal fatto che “sono tutti quanti della medesima qualità”, cioè gli eventi materiali “sono della medesima qualità degli eventi psichici”. Chiaramente, l’impossibilità di eseguire controlli statistici – impossibili perché a ogni momento corrisponde la sua unica e irripetibile realtà – porta la scienza ufficiale a storcere il naso di fronte a tali affermazioni!

La dottoressa Giuliana Conforto, fisica e studiosa di antiche dottrine, così scrive nel suo libro Luh, il gioco cosmico dell’uomo: “L’uomo è il punto focale dell’universo. Il centro tra il mondo ‘reale’ esterno e quello immaginario interno, tra due mondi che sono l’uno lo specchio dell’altro e tra i quali l’uomo opera in entrambi i versi : con l’osservazione riceve immagini, e con l’immaginazione le trasmette – trasforma cioè idee e progetti in realtà esterna. Non è quindi solo uno spettatore passivo di uno spettacolo straordinario, ma anche un coautore attivo della sua realtà. Gli scienziati hanno coniato un nuovo termine per definire il suo ruolo: in inglese partecipator, per indicare colui/colei che non solo osserva, ma anche agisce, interpreta, trasforma e genera tutti quegli strumenti culturali, economici, politici, sociali, industriali, etc. con i quali crea la sua realtà. L’uomo è la sintesi tra esperimento e teoria, tra filosofia ed esperienza di vita: il tramite tra l’infino e il finito esterno, tra l’attimo fuggente del presente e l’eternità.”

L’arte di far accadere
Come abbiamo visto, l’etere, l’universo, è intriso di un certo tipo di energia in cui sono contenute tutte le informazioni vitali di ogni tipo. Questa energia mette in grado i sistemi biologici di rigenerarsi – grazie all’innata capacità di assimilare questa stessa energia vitale. Il nostro campo energetico, quindi il nostro intero organismo e la nostra realtà, si equilibrano, si rinforzano e si rigenerano – tendendo al loro meglio.
Questo, ovviamente accadrebbe naturalmente se noi essere umani non bloccassimo il libero fluire di questa energia con tensioni, irrigidimenti e convincimenti limitanti! Tuttavia, alcune persone, in modo particolare gli uomini sacri di culture lontane dal nostro mondo “civilizzato”, individui cioè che si dedicano al mantenimento del rapporto con la divinità – ritenuta la fonte inesauribile di energia vitale – sembrano essere fra i pochi ancora in grado di entrare consapevolmente in contatto con questa fonte e di generare degli accadimenti che a noi occidentali paiono miracolosi.
“La realtà osservata è solo una piccola porzione di una realtà sostanziale, ancora sconosciuta e misteriosa, di cui oggi la fisica definisce la consistenza: bel il 90% della massa totale calcolata è ‘oscura’, inosservabile e solo il 10% è invece osservabile attraverso quell’arcobaleno infinito che è la luce. L’universo effettivamente osservato, poi, con i suoi miliardi di stelle e galassie, è, a sua volta, una minima parte di questo già misero 10%.  

Siamo di fronte a una realtà infinita ed eterna che non possiamo osservare, ma che oggi calcoliamo e, da sempre, saggi e filosofi hanno intuito e suggerito. Infiniti universi che, ed è questa la scoperta straordinaria, non sono lontani negli spazi siderali, ma qui: paralleli, coesistenti, congiunti con la realtà che osserviamo. (…)
Noi, piccoli uomini, siamo oggi in grado di (…) calcolarla, (…) ignari che potremmo cambiare tutto, anche l’universo osservato. L’universo osservato dipende infatti dall’osservatore, cioè dall’uomo: questa è la scoperta dell’ultimo secolo, più strabiliante di tutte, sancita dalla fisica quantica.” (Luh, il gioco cosmico dell’uomo)

La dott.ssa Conforto continua poi la spiegazione portando l’esempio suggerito dal fisico quantico Schrødinger (già ampiamente illustrato nell’articolo “chi crea la realtà”).
A un elettrone è data la scelta di passare in una di due fenditure, che stanno all’ingresso di una scatola chiusa in cui si trova un gatto. Dietro a una sola di queste due fenditure c’è un’ampolla contenente del veleno che, se l’elettrone dovesse sceglierla come punto di passaggio, causerebbe la sua rottura riversando il veleno nella scatola e determinando così la morte del gatto. In questo esperimento la scelta dell’elettrone non può essere osservata, altrimenti l’osservatore, con la sua presenza, potrebbe, evidentemente, influenzare la scelta. Durante l’esperimento il gatto – che non è possibile osservare fino a quando non si aprirà la scatola – è potenzialmente sia vivo che morto, ma solo l’osservazione diretta da parte dell’osservatore determinerà la risposta finale.
Ora, fino a qua l’esperimento sembrerebbe chiaro a tutti: in base alla scelta “autonoma” dell’elettrone, l’osservatore constaterà poi l’una o l’altra evenienza. Tuttavia, come continua la dottoressa, la fisica quantistica ci stupisce affermando che è “la coscienza dell’osservatore che fa precipitare lo stato del gatto, a priori equi-probabile tra i due stati di vita e di morte, in una delle due opportunità.”

Poiché tutto il creato è intriso di questa forma di energia primaria, questa specie di ‘collante’ che nutre e tiene uniti e in connessione tutti gli aspetti dell’universo, lo stato d’animo dell’aspettativa dello sperimentatore è il fattore determinante la scelta, che credevamo autonoma, dell’elettrone. Quindi, anche se l’esperimento viene fatto in un ambiente completamente isolato, come può appunto essere un ambiente da esperimento scientifico, la connessione esistente determina l’influsso del campo energetico umano su quello molto più piccolo dell’elettrone!
“Per garantire l’oggettività l’esperimento deve essere indipendente dalle influenze dell’ambiente; il laboratorio è isolato il più possibile dalle interazioni esterne. Malgrado queste precauzioni, l’oggettività non c’è, perché a progettare l’esperimento e a esaminarne i dati c’è sempre il soggetto, con i suoi limiti di osservabilità e gli schemi teorici simili a quelli di tutti gli altri soggetti. (…) Il principio di indeterminazione di Heisenberg pone in evidenza la dipendenza reciproca tra soggetto osservatore e oggetto osservato.” (Luh, il gioco cosmico dell’uomo)

In sintesi si può dire che in questa energia primaria tutto è presente, ogni singola realtà è possibile. L’Energia precipita nella materia, si trasforma cioè in materia per così dire “densa”, richiamata dalle singole frequenze corrispondenti, con cui entra in risonanza – cioè dalla consapevolezza, convinzione, aspettative dell’osservatore – dove, per noi esseri umani, non dimentichiamolo, queste convinzioni sono spesso indotte.
Ampliando la consapevolezza noi cominciamo a percepire che tipo di situazioni attiriamo nel nostro universo e, ovviamente, come possiamo richiamare quelle che, effettivamente, rispondono alle nostre reali necessità. La convinzione – o esigenza – è ciò che indirizza il precipitare dell’energia nella materia.

Muovetevi secondo il vostro ritmo interiore

MUOVETEVI SECONDO IL VOSTRO RITMO INTERIORE
Ho perso molto tempo cercando di capire dove sbaglio. Sembra che ci sia un mucchio di cose interessanti, molta gente interessante, ma dopo ogni incontro/progetto, invece di sprizzare l’energia, io giaccio quasi esanime. Poi ho trovato la risposta: tutto dipende dal ritmo interiore.

Spesso pianifichiamo così la nostra giornata: prima il lavoro, e in mezzo a questo, ci sono delle piacevole pause per se stessi (riposo, sonno, piccoli svaghi).
Invece, serve il contrario. Prima ciò che chiede il vostro ritmo interiore, quelle piccole cose che non sappiamo valutare per ciò che sono, e solo dopo, le cose “importanti” e “da adulti”.

Sedetevi e scrivete una lista di ciò che vi dà forze; qualsiasi cosa, è tutto importante.
- 20 minuti per un forte tè o caffè con un dolcetto?
- Una passeggiata nel parco?
- 10 ore di sonno?
- Un bagno con tanto di schiuma?
- I giochi con il gatto?
- 2-3 ore di totale silenzio?

Queste cose vi danno le vostre risorse.
Non cercate di farvi stare dentro gli stereotipi, tipo “dormo 8 ore e devo riuscire a riposare in 8 ore”; non dovete niente a nessuno, e se siate fatti in una certa maniera, siete fatti così.

A questo punto prevedo le obiezioni: e certo, e se devo lavorare secondo gli orari, cosa posso fare? Tutti questi consigli dei creativi con il grafico di lavoro libero... e poi ci sono degli incontri in famiglia, e poi si deve andare dal medico , ecc.
Vi deludo: anch’io lavoro molto, fino a 12 ore, e per includere nei miei orari le cose che mi procurano le risorse, mi sono serviti anni.

Se non vi permettete lo spazio personale, i sentimenti e le emozioni che generano le risorse, prima o poi soffocherete e smettete di trarre il piacere anche da un lavoro appagante.

In realtà, è tutto semplice.
Scegliete 2-3 cose che vi piacciono più di tutto. Per esempio, il caffè al mattino. Andare in campagna una volta alla settimana e un ora di lettura dei blog interessanti.
“Che posso fare per avere queste tre cose tutti i giorni?”
“Che devo fare per stare in mezzo alla natura tutte le settimane? Devo cercare un bosco? O mi basterà un parco? Devo dare un appuntamento di lavoro in un parco? O forse, mi basterà un cortiletto romantico e pieno di alberi e fiori?”
Non servono grandi cose, all’inizio. Iniziate dalle piccole cose, iniziate a trasformare la vostra vita un uno spazio confortevole e non in una corsa ad ostacoli. Non abbiate paura di sognare di vivere come si vuole.

Vi piace viaggiare? Pensate a questo e ragionate: ok, ma come faccio a guadagnare per poter viaggiare? Un lavoro con trasferte? O apro un’attività on-line e i viaggi faranno parte del mio lavoro per procurare la merce?
Non importa se per raggiungere lo scopo, potrebbe occorrevi molto tempo, l’importante è iniziare a muoversi, e in quale direzione.
Perché?
Perché non avete le risorse infinite. Siete come un piccolo motore, e nessun motore funziona senza un carburante. Mentre noi ci sforziamo di lavorare: con degli sforzi immensi, sospingendoci con “io devo” e “io ce la farò”, con strappi e spesso con un disamore verso ciò che facciamo.
Organizziamoci l’arrivo del carburante – sono quelle cose che ci danno le risorse. Prima questo, poi tutto il resto. E il vostro motorino funzionerà senza problemi.
Iniziamo ora.