mercoledì 30 luglio 2014

Quando manca il Noi …


Esistono tante modalità di vivere in contatto con l’altro. Non parlo di giusto o sbagliato, di cosa dev’essere fatto o di cosa è necessario fare. Ma esistono dei modi sani e altri disfunzionali, non perché sia io a decidere cosa sia disfunzionale, ma perché nella mia professione ascolto la sofferenza che proviene da relazioni che non funzionano. E le studio. Vivere in coppia è un completamento nella vita affettiva e relazionale di un individuo. Troppo spesso chi vive le tanto gettonate “incomprensioni“, “diversità di carattere” e altre difficoltà, si dimentica o forse non ha mai appreso, che al di la’ delle idealizzazioni, della ricerca dell’ultima riga delle favole, la coppia si costruisce
Una coppia sana è quel sistema dove ogni individuo che la compone ha appreso a prendersi cura di sé, conosce i suoi punti di vulnerabilità, le sue aree disfunzionali e resiste al tentativo di delegare all’altro il compito di risolvere. La coppia è incontro, un passo uno, un passo l’altro. La coppia è scegliersi, e riscegliersi ancora
Troppo spesso invece si vivono problemi di coppia perché alla base, nella strutturazione della relazione c’è un patto implicito che non è quello di costruzione. A volte è un patto di rinuncia, a volte un patto di “consoliamoci nei nostri problemi“, “solo tu puoi capirmi“, e se l’altro inizia a stare male perché frustrato nei suoi bisogni, allora arriva il famigerato “non ti riconosco più“. Ma c’è anche chi vive di pretese, a volte entrambi, “tu mi devi capire“. E capite che quando entrambi vivono la frustrazione e l’incapacità, il blocco, nel riconoscere il proprio disagio, i fuochi d’artificio non tardano ad arrivare.
 

Per stare in coppia in maniera sana è importante stare in maniera sana con se stessi, evitare di ricercare la soluzione ai propri problemi nel rapporto con l’altro, facendo un figlio, correre a comprare l’abito da sposa, inseguire l’altro, accettare le umiliazioni, accontentarsi di briciole d’amore, bere il veleno dell’abuso, accontentarsi di un “ti stimo“. Ti amoTi amo, e ancora Ti amo. Esiste la possibilità di vivere con amore, in coppia, di avere qualcuno vicino, che sappia anche lasciare l’altro solo, e che sappia stare da solo, senza la paura di perdersi. 
La coppia, il Noi, è una base sicura quando è costruita con amore, perché accoglie l’uno e accoglie l’altro, dentro una dimensione così intima, che è comprensibile solo a quelle due persone, perché è co-costruita. Unica e irripetibile, luogo in cui ci si sente sicuri a distanza, dove anche lasciarsi diviene un gesto maturo e d’amore
Questo richiede impegno e lavoro su di sé. Il rischio è quello di vivere l’illusione di stare in coppia, dove non esiste nessuna coppia perché nessuno dei due è pronto per poter costruire un Noi, maturo, funzionante e bacino da cui attingere nel completamento della propria vita affettiva, e del proprio percorso di vita. All’intimità non si arriva con nozioni, non si arriva con consigli, non si arriva con psico-viagra e protocolli di riabilitazione degli organi genitali. Troppo spesso si arriva a litigare per il sesso. Questo “sesso, sesso, sesso”, l’ultima spiaggia di coppie che non sanno costruire un Noi
L’intimità è il frutto maturo di un percorso, di conquista di sé, di contatto con i propri bisogni, di fermezza, pacatezza, capacità di scegliere e desiderio di unione intima.  Intimità è non temere l’altro. E’ la capacità di lasciarsi contaminare, senza temere di perdere sé stessi, e accogliere ciò che la storia dell’altro può insegnare, nella condivisione emotiva ed affettiva. Desiderare l’altro, si, nella sua esperienza, nel suo percorso da condividere con il proprio, e raccontarselo, con la capacità di amarlo. Amare il contatto con l’altro. Viaggiare dentro di sé e fuori. Amarmi e amarti. Amare il proprio viaggio, quello dell’altro e quello assieme. Raccontarsi i viaggi fatti, farne assieme. Condividere cosa si è appreso da questa avventura che si chiama vita. Baciarsi sulla fronte e custodire il prezioso dono di quella ricerca che sfociò nell’incontrarsi. E svegliarsi con un unica preghiera: Amore. (Antonio Dessì, Riflessioni notturne sulle distanze d’Amore)

lunedì 28 luglio 2014

Come cambiare la tua vita in una sola mossa

Se la monotonia della tua vita sta prendendo il sopravvento su di te, se tutto ti sembra troppo difficile e poco gratificante, se stai pensando che è giunto il momento di dare una svolta alla tua esistenza ma non sai come fare, allora in questo articolo ti rivelo la prima mossa fondamentale che devi compiere per innescare il cambiamento che cerchi.
Rispondi francamente:
Hai mai pensato quanto sarebbe straordinario se ogni giornata fosse colma di belle emozioni e se alzarsi dal letto la mattina avesse davvero un senso?

Personalmente, una delle cose che da sempre mi ha affascinato, è la straordinaria diversità dell’essere umano.
Non a caso una delle mie citazioni preferite è “il mondo è bello perchè è vario”.
Tuttavia, in questo articolo non parlerò di diversità intesa come etnia, sesso, cultura, o religione ma di una differenza tra le persone, ancor più profonda e incisiva, che può letteralmente determinare nel bene e nel male l’esistenza di ognuno.

Alcuni anni fa, quando ancora non avevo iniziato ad occuparmi di sviluppo personale, mi divertivo a guardare di che umore fosse la gente che incontravo lungo la strada e mi stupivo nel notare differenze così enormi tra persone che sembravano apparentemente molto simili.
Il fatto che alcuni fossero così felici e altri depressi nonostante il lavoro o la condizione sociale, mi ha spinto a cercare una risposta che potesse essermi di aiuto per incanalare la mia vita nella giusta direzione.
E così, iniziai a far caso a come alcune persone (troppe) vivessero ogni giornata come una routine insopportabile, rassegnandosi a una vita monotona, sufficiente giusto a permettersi di pagare le bollette… Capii in seguito che si trattava delle stesse persone che sarebbero crollate al primo ostacolo.
Allo stesso tempo invece, ammiravo il modo in cui altre persone (troppo poche) vivessero le giornate con un entusiasmo contagioso e una motivazione talmente forte che li rendeva in grado di superare anche le avversità più atroci.
Erano coloro capaci di realizzare i propri sogni nonostante le difficoltà.

E allora mi chiesi:

Perchè questa differenza?

Impiegai un pò prima di arrivare alla soluzione, ma infine i miei sforzi furono ripagati.
E adesso, piuttosto che rivelartela in modo diretto, voglio darti un aiuto affinchè ci possa arrivare da te…
Solo per un attimo, prova a riflettere su quanto sia triste e noioso andare a lavorare tutte le mattine senza alcuno scopo, occuparti sempre delle stesse cose, vivere la solita routine di tutti i giorni per tutta la vita…
Ora invece, immagina di avere un obiettivo preciso e importante da raggiungere. Quanto valore acquisirebbero le stesse azioni? E come cambierebbe il tuo umore sapendo che stai facendo qualcosa che ti sta avvicinando sempre di più alla tua meta finale?

……ESATTO !!!
Capii che tutto girava intorno a questo singolo fattore: mentre il secondo gruppo di persone aveva degli obiettivi specifici da raggiungere, il primo no.


In altre parole, le persone che hanno dei sogni nella propria vita e si danno da fare ogni giorno per realizzarli, riescono a trovare un senso più elevato alla loro esistenza e a indirizzarla verso il raggiungimento di ciò che più desiderano.
Con la grinta trasmessa dai desideri più grandi, queste persone trovano la determinazione per vincere qualsiasi sfida, perché oltre l’ostacolo, vedono il loro sogno che si realizza.


Con questa motivazione, trovano un senso tutte le piccole azioni quotidiane e perfino i sacrifici più duri, poiché questi saranno necessari alla realizzazione di qualcosa di grande. Un motivo superiore che dà un significato e una direzione all’intera esistenza.
Se per esempio sogni di raggiungere un traguardo importante per la tua vita, come fare carriera, comprare una casa per te e la tua famiglia o fare un viaggio, allora il pensiero di andare al lavoro sarà molto più leggero. Questo perché non ci andrai sentendoti obbligato, non lavorerai solo per guadagnare i soldi per sopravvivere, ma perché farà parte di un tuo grande progetto.
I sogni nutrono la tua vita e il fatto di inseguire uno scopo ti darà l’energia e la spinta motivazionale necessaria per affrontare tutti gli ostacoli che si presenteranno sul tuo cammino.
Con il giusto impegno e la forza di volontà i sogni si realizzeranno; senza contare che il solo fatto di rincorrerli riempirà di significato la tua vita e ti farà crescere come persona.

Inseguire i tuoi sogni ti permetterà di sviluppare le capacità necessarie a renderli reali.
Perciò, se ogni mattina ti svegli immaginando che farai un ulteriore passo avanti per realizzare il tuo obiettivo, le avversità quotidiane diventeranno più facili da superare e giorno dopo giorno ti avvicinerai sempre di più al tuo sogno.
Io non ho scelto di limitarmi a sopravvivere, ma di far sì che i miei desideri possano guidare e ispirare la mia vita.
E tu cosa hai scelto?

http://bluemindsfactory.com/come-cambiare-la-tua-vita-in-una-sola-mossa/ 

domenica 27 luglio 2014

CAMBIARE SE STESSI PER CAMBIARE IL MONDO

Non è possibile fare la rivoluzione… se prima non si rivoluziona il proprio modo di essere!
La vita rispecchia il sentire profondo delle persone, modellandosi sulle aspettative e sulle scelte di ognuno.
Si potrebbe obiettare che “la realtà esiste a prescindere dai vissuti interiori e dalle emozioni della gente” ma, a questo proposito, conviene aggiornare le proprie convinzioni, informandosi un po’ di più sulle scoperte della fisica quantistica.
Studiando il comportamento delle particelle, infatti, gli scienziati hanno verificato che il mondo e l’inconscio intessono una stretta relazione tra loro, scambiandosi l’energia creativa e plasmando la realtà fino a forgiare gli eventi che costellano la nostra esistenza.
Quello che pensiamo, proviamo, affermiamo e crediamo, influenza gli avvenimenti molto più di quanto siamo disposti ad ammettere, dando forma al nostro presente e guidandoci nel posto giusto al momento giusto o nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Attiriamo sempre le circostanze in cui ci troviamo a vivere perché, anche senza saperlo, siamo davvero noi gli artefici del nostro destino!
Il mondo esterno riflette la vita interiore in misura molto maggiore di quanto il materialismo ci abbia voluto far credere.
Per questo, nonostante gli sforzi compiuti per modificare le situazioni, spesso finiamo per ritrovarci a vivere dentro scenari uguali!

Nei momenti di difficoltà, davanti alle cose che non ci piacciono, scagioniamo noi stessi sostenendo la criminalità della sfiga, del destino o della natura, per esorcizzare l’inquietante sensazione di pilotare l’esistenza senza aver individuato il pannello dei comandi.
Ma la paura superstiziosa che serpeggia in fondo all’anima, nasconde una verità e ci ricorda che, oltre ad essere gli attori sul palcoscenico della vita, ne orchestriamo anche la regia!
L’inconscio, infatti, orienta le circostanze, richiamando gli avvenimenti che più si accordano con le profondità della nostra anima.
Ecco perché non è possibile modificare la realtà che ci circonda senza aver prima trasformato la verità interiore che la manifesta.
La sostanza di cui è composta l’esistenza è un’energia plastica e duttile, la stessa di cui sono fatti i pensieri e le convinzioni profonde.
Ciò che crediamo intimamente imprime la coscienza, attirando nel nostro campo energetico tutto quello che si trova sulla stessa lunghezza d’onda.
Nascono così le tante sincronicità che punteggiano la vita di ognuno di noi, segnalando in maniera tangibile la concomitanza tra i fatti del mondo e la coscienza.
Impropriamente chiamate coincidenze da chi ancora fatica a staccarsi dalla materialità, evidenziano la simultaneità che lega indissolubilmente gli avvenimenti fisici ai vissuti interiori e ci mostrano con chiarezza la correlazione che esiste tra il mondo dei pensieri e quello delle forme.
Secondo la fisica dei quanti, infatti, il principio di causa ed effetto non è limitato soltanto alle coordinate spazio temporali, ma si estende alla totalità dell’essere, fino ad includere i vissuti profondi  e gli stati d’animo.
Compreso quelli che abbiamo dimenticato in qualche angolo remoto dell’inconscio.
Nell’accadere degli eventi la consapevolezza non è importante, ciò che conta è la corrispondenza tra l’interiorità e il manifestarsi della realtà.

Quanto più un “sentire” appartiene alla verità interiore, tanto più richiamerà a sé le circostanze che lo riflettono, dando forma al mondo in cui viviamo e amplificando così la sua pregnanza nella nostra percezione.
Ma, quando non è compresa, questa sincronicità rafforza la convinzione dell’ineluttabilità del destino e ne mantiene attiva l’esistenza, dando vita a un circolo vizioso che si modifica soltanto nel momento in cui mettiamo mano ai presupposti interiori che lo sostengono.
Per cambiare il mondo, è indispensabile avventurarsi nelle profondità di sé stessi e affrontare i conflitti e le crudeltà che dilaniano la realtà interiore.
I piccoli e grandi soprusi che commettiamo (contro noi stessi o contro gli altri), le leggi interiori che proclamiamo, i desideri che coltiviamo, le credenze, i valori, i pregiudizi… tutto contribuisce a dare vita a un flusso energetico che interseca ininterrottamente la realtà, modellandola sulle sue stesse frequenze.
E’ per questi motivi che, spesso, la sfortuna sembra accanirsi ingiustamente sempre sulle stesse persone!
La frequenza della nostra convinzione attrae come una calamita gli eventi negativi (o positivi) che la confermano.
Alla luce della teoria dei quanti, perciò, la trasformazione interiore è l’unico strumento efficace per trasformare il mondo, l’unica vera rivoluzione possibile!

Modificando le idee che animano il mondo interno, diventa possibile orientare l’inconscio in direzioni nuove, incrementandone l’energia e dando forma a una realtà migliore.
Il simile attira il simile, l’odio fa crescere l’odio, la guerra fomenta la guerra, la violenza genera la violenza… anche quando è agita a fin di bene.
La legge dell’attrazione opera sempre, a dispetto delle nostre migliori intenzioni.
Solo la soluzione interiore dei conflitti permette ai fumi dell’aggressività di evaporare, rovesciando la dittatura nel mondo interno e lasciando scorrere la democrazia negli avvenimenti della nostra vita.
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MIRACOLI? … DISGRAZIE? … O CAMBIAMENTI INTERIORI?
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Sonia desidera una casa tutta sua, ma lo stipendio esiguo non le permette di fare un acquisto adeguato alle sue esigenze.
Perciò si limita a immaginarla e a guardare gli appartamenti in vendita, senza riuscire a trovare uno spazio adatto.
Quando, però, finalmente giunge a un compromesso con se stessa… la vita la sospinge dentro una serie di coincidenze fortunate, portandola a visionare un bilocale che sembra fatto apposta per lei!
Sonia se ne innamora e gioca carte false per comprarlo.
Purtroppo le circostanze si fanno sempre più avverse, la banca non le concede il mutuo e i soldi messi da parte sono troppo pochi.
Sonia cavalca l‘onda della passione.
Sicura della sua intuizione, firma senza pensarci una finanziaria di cui non ha nemmeno letto le condizioni e, qualche mese dopo, raggiante di felicità comincia la sua nuova vita nell’appartamento appena comprato.
Tutto sembra girare per il meglio… ma, purtroppo, prima o poi i nodi vengono al pettine e, quando riceve il primo resoconto della banca, la donna comprende di aver firmato un po’ troppo alla leggera.
Con amarezza scopre che sta pagando un prezzo spropositato, ben diverso da quanto pattuito con l’agente che le ha proposto il prestito.
Sconsolata confida la sua delusione a una zia che, inaspettatamente, le regala il riscatto del mutuo e la possibilità di restituirle con calma il denaro, senza interessi!!!
Sonia grida al miracolo e ringrazia il destino, la fortuna, i santi e la zia!
Ignara dei modi in cui la trasformazione del suo mondo interiore abbia creato le premesse per quel prodigioso cambiamento esteriore, delega ai capricci di Dio la magia che è riuscita a infondere nella sua vita.
*  *  *
Davide fa lo psicoterapeuta e ogni giorno vede tante persone in difficoltà che, con pazienza, aiuta a liberarsi dalle trappole del dolore.
Il lavoro gli piace e lo svolge con impegno e con passione ma, ogni volta che sente il bisogno di staccare un po’ e prende in considerazione l’idea di concedersi qualche giorno di ferie, inspiegabilmente saltano tutti gli appuntamenti.
“E’ una specie di tacita intesa tra me e il lavoro” racconta sorridendo “Ma da quando ho capito il gioco, sto molto attento a quello che penso e cerco di programmare in anticipo le mie vacanze! Non mi piace arrivare in studio e scoprire che tre pazienti su cinque hanno disdetto. Non mi gratifica come professionista e non soddisfa il mio bisogno di riposo!”
*  *  *
Paola è convinta di non potersi fidare degli uomini.
Ha avuto un papà donnaiolo, sempre pronto a tradire la moglie, e per questo da bambina ha visto piangere la mamma tante volte.
Perciò ha giurato a se stessa che da grande non avrebbe permesso a nessuno di farla soffrire in quel modo!
Crescendo ha cercato di mitigare un poco la sua visione sprezzante degli uomini ma, nonostante le buone intenzioni, in un angolo dell’inconscio l’idea della loro inaffidabilità mantiene inalterato il suo potere, condizionando le circostanze della sua vita.
Dopo l’ultimo innamoramento andato a rotoli, però, decide di seguire un percorso di crescita personale e di riprendere in mano i brutti ricordi del passato.
Durante un lavoro psicodrammatico, finalmente la ragazza trova il coraggio di guardare in faccia il suo disprezzo, affrontando le critiche e l’indifferenza con cui ogni volta manda in frantumi le storie d’amore.
Pian piano la fiducia fa capolino tra le maglie dell’armatura che ha scelto di indossare per non doversi ritrovare a piangere come sua madre.
E quando, finalmente, il cambiamento interiore ha sciolto i nodi del suo orgoglio e della paura, il mondo si colora di una nuova energia e la vita modifica le circostanze, conducendola a incontrare un amore finalmente con la A maiuscola. 
Carla Sale Musio

venerdì 25 luglio 2014

La nostra dimora(NOSSO LAR) il film

Dopo averlo intravisto sul web ho avuto il piacere di vedere NOSSO LAR (la nostra dimora) un bellissimo film spirituale basato sui libri di Andrè Luiz “Nosso Lar” e “Una città nell'aldilà”, psicografati dal medium brasiliano Chico Xavier , e devo dire che vale davvero la pena.

Un film  pieno di spiritualità che non ha visto la luce in Italia quindi è sottotitolato, ma comunque gradevolissimo, che fa comprendere alcuni aspetti dell'esistenza spesso ignorati, con insegnamenti di vita in moltissimi passaggi a volte anche commoventi.

Spero riusciate a trovare del tempo da concedere a voi stessi per la visione della pellicola, solo in questo modo potrete dare un giudizio personalissimo sul tipo di emozioni che ha generato in voi.

Nosso Lar - Nostra dimora(sub ita) 1° Tempo(720 p)

Nosso Lar - Nostra dimora(sub ita) 2° Tempo(720 p)




giovedì 24 luglio 2014

Istanti

Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l’oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un’altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

mercoledì 23 luglio 2014

PAZIENTI O MAESTRI?


Prendere un appuntamento con lo psicologo è sempre un momento temuto e difficile.

L’orgoglio ci spinge a trovare da soli le soluzioni ai problemi che ci tormentano, mentre l’idea di chiedere aiuto a uno sconosciuto (anche se laureato e specializzato) ci fa sentire incapaci e falliti.

Così tendiamo a rimandare il momento fatidico della telefonata e, quando (dopo innumerevoli tentativi di soluzione andati a vuoto) siamo costretti ad arrenderci e a comporre il numero del terapeuta, l’autostima è a brandelli e un senso d’impotenza permea rovinosamente l’identità.

E’ con questo stato d’animo che tante persone approdano per la prima volta nello studio dello psicologo.

Camminando a testa bassa e sentendosi così inadeguate… da essere costrette a delegare a un altro la gestione della propria vita!

Ma la scelta di mettersi in discussione affrontando un percorso di cambiamento, agli occhi di chi passa le giornate a esplorare l’animo umano, appare  completamente diversa.

Ci vogliono forza e determinazione per abbandonare le proprie difese fronteggiando la paura del giudizio e del rifiuto, e rivelando la propria anima senza censure.

Raccontare con onestà la verità su di sé, evitando di nascondere i punti deboli per sembrare migliori, presuppone una grande capacità di mettersi in gioco.

Affrontare le proprie parti immature e il cambiamento necessario a trasformarle, è un’impresa difficile e coraggiosa, che non tutti sono in grado di portare avanti, lungo quel viaggio dentro se stessi chiamato: psicoterapia.

Questo coraggio e questa capacità hanno un valore inestimabile.

Soprattutto agli occhi di uno psicologo.

Chi fa il nostro mestiere, infatti, DEVE periodicamente sostenere l’esperienza personale della psicoterapia, sperimentando sulla propria pelle, seduto dall’altra parte della scrivania, il disagio e l’incertezza nel rivelarsi davanti a un altro essere umano.

Questo continuo confrontarsi e affrontare le proprie parti deboli e ombrose, insegna ai terapeuti a prendere contatto con le profondità del mondo interiore ed è un presupposto indispensabile per lavorare con la psiche.

Propria e degli altri.

Uno psicologo deve apprendere sul campo a non giudicarsi (e, di conseguenza, a non giudicare) e sperimentare personalmente cosa si prova nel mettere a nudo la propria vulnerabilità.

Senza orpelli e senza veli.

Imparando ad accettare e a trasformare le parti immature di sé, si diventa capaci di accogliere la diversità (dapprima in se stessi e poi negli altri) e si sviluppano le risorse necessarie a valorizzare i talenti e la creatività.

Per questo, ogni paziente che varca la soglia dello studio di psicoterapia, è sempre un guerriero, capace di sfidare i nemici interni e di affrontare il caos e la paura che accompagnano il cambiamento.

L’autenticità di chi si immerge con coraggio nella propria ricerca interiore, insegna al terapeuta che assiste e supporta il processo, l’onestà e il valore di essere se stessi.

Ogni individuo è diverso, unico e speciale.

E ogni paziente offre a chi lo segue un’occasione di apprendere e di migliorarsi.

Uno psicologo nutre sempre una profonda gratitudine per tutti coloro che gli hanno permesso di assistere al proprio percorso di cambiamento.

Ognuno, infatti, ci indica una strada verso l’evoluzione interiore, regalandoci l’opportunità di diventare migliori mentre combattiamo insieme le stesse battaglie.

Chi di mestiere ha scelto di fare lo psicoterapeuta, deve costantemente lavorare su se stesso e coltivare la propria crescita emotiva fino a comprendere che ogni persona è un Maestro, venuto a indicare una via di trasformazione e a illuminare un aspetto diverso della nostra anima.

Carla Sale Musio

lunedì 21 luglio 2014

Desiderare l'Assoluto


Una delle qualità spirituali più importanti per il ricercatore è un sincero ed intenso desiderio per l'Assoluto.
La presa della mente è forte. Siamo molto identificati con le identità e i concetti, credendo di essere qualcuno che in realtà non è.
Ma non basta saperlo o esserne consapevoli. Occorre un forte desiderio di andare al di là di tutto ciò, di buttarsi verso qualcosa di ignoto di cui ne sentiamo il richiamo ma che anche ci spaventa proprio perchè sconosciuto.
La mente si oppone a ciò; tenta in tutti i modi di distrarci e di mandarci in altre direzioni. Le tentazioni sono infinite e noi cadiamo quasi sempre... ma poi il vero desiderio dell'Assoluto ci risveglia e ci spinge ad uscire dalle illusioni della mente; sentiamo il desiderio di qualcosa di vero, di profondo, di assoluto appunto, e di nuovo riprendiamo il cammino, per poi fermarci ancora e ancora ripartire. Un lungo ed estenuante tiro alla fune tra la parte vera di noi e la mente dall'altra parte. 
Alla fine ciò che fa  la differenza è quanto intensamente desideriamo la Verità, l'Assoluto, ciò che siamo veramente.

THE SHIFT IL CORAGGIO DI COMPIERE IL CAMBIAMENTO


l film si apre con un primo monologo, che introduce la scena iniziale:

“Del tutto impreparati, entriamo nel pomeriggio della vita. Peggio ancora, lo affrontiamo partendo dal falso presupposto che le nostre verità e i nostri ideali ci saranno d’aiuto, come hanno fatto finora. Ma non ci è possibile vivere il pomeriggio della vita seguendo il programma del suo mattino. Perché ciò che è grande al mattino, sarà piccolo la sera. E le verità del mattino diventeranno le falsità della sera”.

Il monologo di apertura è seguito da un intreccio di scene che dimostrano come le scelte intraprese all’inizio della vita (il mattino per Dyer), possano rivelarsi sbagliate o semplicemente non più adatte alla propria felicità più avanti nel tempo (sul far del pomeriggio). Ciò che serve quindi è il coraggiodi compiere il cambiamento e reindirizzare la propria esistenza.

“Una delle cose che più mi ha appassionato in questi anni è stato scoprire quanta gente cerchi di dare un senso alla propria vita. Spesso, al termine delle mie conferenze, mi pongono domande come “Qual è il mio scopo?”, “Come faccio a trovarlo? Mi sembra che mi stia sfuggendo qualcosa…Non so come raggiungerlo…”, e così via. Io ho sempre pensato che il vero scopo della vita sia essere felici, vivere bene la propria vita. Raggiungere una meta, un punto d’arrivo. Troppe persone lottano per tutta una vita, cercando sempre di andare altrove, senza arrivare mai da nessuna parte. Uno dei modi per capire qual è il proprio scopo nella vita è ritornare alla natura, scoprire la propria natura. (…) Ognuno di noi, quando viene al mondo, proviene da una gocciolina infinitesimale di protoplasma umano. Da un puntino. Tutto ciò che era contenuto in quel minuscolo puntino dal quale proveniamo è tutto ciò di cui abbiamo davvero bisogno. Una delle mie metafore preferite è che nei primi nove mesi della nostra vita, dal momento della concezione a quello della nascita, tutto è stato fatto da altri per noi: non dovevamo fare niente. Non dovevamo preoccuparci del colore dei nostri occhi o della forma del nostro corpo: qualcos’altro si prendeva cura di noi e noi dovevamo solo lasciarci vivere. Io la chiamo l’“Attrazione Futura”, che ci attrae verso qualsiasi cosa saremo. E non credo di esagerare quando dico che quello che ci servirà per il nostro viaggio materiale è già tutto contenuto lì dentro. E allora perché non dovrebbe bastare per tutto il resto del viaggio? Anche il senso che cerchiamo è lì dentro, insieme alla nostra personalità. Quindi tutto ciò che saremo, non solamente il “noi” fisico, ma tutto! Per nascere ci basta lasciarci andare, arrenderci”.

Arrendersi non significa lasciarsi sconfiggere dalla vita, ma accettare i doni che essa ci fa e accoglierli nella piena realizzazione della nostra vera personalità. Troppo spesso infatti permettiamo all’ego di soggiogarci con le sue pretese, dimenticando che i suoi capricci nascono dalla paura di essere diversi, di non essere accettati, e allora ci nascondiamo dietro a ciò che abbiamo.

“L’Ego è la parte di noi che inizia a dirci: “Tu sei quello che hai”.
Inizia con i nostri giocattoli, poi col nostro conto in banca e con tutte le cose che possediamo. Prima che ce ne accorgiamo, monetizziamo la nostra vita e la valutiamo in base ai beni che possediamo. E cominciamo a pensare: “Più possiedo, più valgo come persona”. E così passiamo una vita ad immergere questi bambini in una cultura che dà importanza al “di più”. Diventa come un mantra dell’ego: “Devi avere di più!”. Ma più abbiamo, più ci accorgiamo di come le altre persone cerchino di togliercelo. E ci preoccupiamo di come proteggerlo e di come ottenere ancora di più. Ma il problema è: se siamo ciò che abbiamo, chi diventiamo quando ciò che abbiamo sparisce?”.

Il film procede fino al punto di rottura in cui tutti i personaggi si scontrano in un modo o nell’altro con la propria infelicità e scelgono di cambiare. Scelgono di compiere quella svolta necessaria che li porterà alla piena realizzazione di sé.

“Giungiamo nel pomeriggio della vita con gli stessi costrutti che abbiamo 
imparato nel suo mattino: competizione, vincere, essere migliori di tutti gli altri. E cerchiamo di applicarli al pomeriggio della vita. E così succede che finiamo per vivere una menzogna. Quello che era vero al mattino, alla sera è diventato una bugia. Il problema è che non sappiamo come passare alla fase significativa della vita. (…) Ecco perché dobbiamo giungere a un luogo in cui possiamo arrenderci, consci del fatto che non siamo soli, che seguiamo una guida, che abbiamo una natura e che dobbiamo fidarci di lei e assecondarla, perché non è qualcosa contro cui dobbiamo continuamente combattere o che dobbiamo dirigere. Lasciamola vivere, pensiamoci! Lasciamoci vivere da essa, invece di pretendere di essere noi a dirigerla. Ma quando arriviamo al pomeriggio della vita, iniziamo a pensare di dover compiere un Darma o un destino, seguire una voce interiore, una chiamata che solo noi possiamo sentire in noi stessi. Nessun altro può dirci qual è, ma se la sentiamo, se la conosciamo, vincere ed arrivare primi passano in secondo piano rispetto a sentirsi appagati e a dare un senso alla vita”.

Quando giungiamo in quel luogo dove non c’è più il nostro ego, allora siamo in grado di offrirci completamente agli altri, di donarci. E solo allora l’universo risponderà con lo stesso amore incondizionato, offrendoci l’infinito.

“Se vogliamo trovare porte aperte nella vita, dobbiamo staccarci dall’ego e lasciarci vivere in quel luogo divino chiamato Spirito. Ci sono quelle che Lao Tzu chiama Virtù, che sono quattro. La prima è la riverenza verso la vita, cioè il rispetto. La seconda è la sincerità, che è molto più dell’onestà. La terza è la gentilezza, che si manifesta come disponibilità. E la quarta è il soccorso, che si manifesta offrendoci agli altri. Queste sono le quattro virtù che Lao Tzu ci chiede di fare nostre”.

Le quattro virtù indicate da Lao Tzu ci allontanano dall’ego e aprono le porte della vita. E sono proprio queste quattro chiavi a far compiere la svolta ai protagonisti del film. Perché come dice il dr. Dyer in chiusura:

“C’è un luogo nel profondo di tutti noi che chiede di essere soddisfatto e che vuole sapere che la nostra vita ha impresso un segno indelebile in questo mondo, lasciandolo migliore di come l’abbiamo trovato. Vogliamo sapere che la nostra esistenza ha influito profondamente sulla vita di qualcun altro. È così per tutti noi. Non è una questione di età e non si tratta di trovare noi stessi. Chiunque noi siamo, a qualunque età, siamo tutti a un passo dalla svolta nella nostra vita.”

domenica 20 luglio 2014

Sii quello che hai scelto di essere

gabbianoIl vero motivo per cui non ti succede niente è che non stai facendo niente, non stai facendo delle scelte chiare e precise e quindi non muovi l’energia in una direzione precisa e così non vedi accadere niente. E poi ti arrabbi per giunta.

Il tuo atteggiamento è infantile. Non ti assumi la responsabilità delle tue decisioni.
Continui a pensare che  c’è sempre qualcuno o qualcosa che sceglie per te, continui a chiedere cosa fare e in che direzione andare. Lo chiedi all’Universo o a un Essere Supremo fuori da te stesso,  che dimora chissà dove, in un remoto e irraggiungibile Iperuranio, che ti guarda e ti giudica pronto a punirti e a mandarti guai e problemi se non sei allineato ai suoi comandamenti e dictat.  Questo modo di pensare è proprio di chi non sa ancora di avere in sé tutto il potere.

Adesso sai che sei tu a scegliere la tua realtà; ti basta solo fare delle scelte ed essere coerente con esse in tutti i tuoi pensieri, parole, stati d’animo, azioni. Questo richiede uno stile di vita cui non sei abituato, una concentrazione che tu non hai, un elevato livello di consapevolezza in ogni istante della tua vita. E’ questa la tua sfida: essere e sentirti in ogni istante quello che hai scelto di essere. Quando farai questo, ti si spalancheranno possibilità infinite e attuerai il paradiso in terra.

Non essere impaziente, non giudicarti, non stare a controllare continuamente se arrivano dei risultati; in questo modo blocchi tutto il processo creativo. Ma se sei così, non fartene nemmeno una colpa: dopotutto è una vita che fai, pensi e agisci in questo modo; non puoi chiedere a te stesso di cambiare da un momento all’altro. Datti tempo, ma non indulgere nella pigrizia o nell’indolenza. Fai quello che devi fare ma non startene attaccato al risultato. Abbandonati, lasciati andare, lasciati vivere, lasciati essere. Non giudicarti, non analizzarti troppo, non condannarti se non vedi risultati.
 
Rilassati, godi, gioisci di tutto quello che ti sta intorno, del tuo corpo, del tuo essere, delle persone, del mondo, dell’universo, della vita. Fai quello che ti senti di fare, senza pregiudizi, né critiche, né aspettative. Sii sempre al massimo di te stesso e aspettati sempre il meglio. Sii consapevole dei tuoi dubbi, dei tuoi limiti e delle tue paure, guardali in faccia e passa oltre. Ma non soffermarti più di tanto, altrimenti ti sommergeranno e bloccheranno ogni tuo atto creativo.

venerdì 18 luglio 2014

Sono qui per cambiare il mondo, lasciatemelo fare.



 
Sono nato per cambiare il mondo, VOI ridete pure di me non ha molta importanza, non posso e non voglio impedirvi di pensare liberamente quel che vorrete, nel frattempo porto avanti il mio scopo, lo faccio da quando ero piccino, allora in maniera inconsapevole adesso invece l’ho capito e posso intravedere il mio destino. Solo di recente ho visualizzato la mia “strada”, dopo aver analizzato quasi tutta la mia vita passata a lottare contro le ingiustizie e i soprusi, dopo aver sofferto per il dolori altrui, dopo aver rischiato il mio per quello che era il vostro.

Mi rendo conto di essere venuto o tornato a lottare per qualcosa che non mi appartiene, per qualcosa di grande che è difficile da definire, dopo anni di tale inconsapevole attività l’ho capito: è lo scopo del mio “cammino” e in questo istintivo atteggiamento c’entra l’amore, l’interazione, l’amicizia e la condivisione che a ben vedere credo sia il destino naturale di ogni essere vivente.
Il cambiamento di cui parlo consiste e si origina nel cambiamento di me stesso il che potrebbe far apparire l’impresa grottesca, ma vi assicuro che così non è, atteso che sono le idee e gli atteggiamenti che modificano la realtà circostante, tuttavia per esserne consapevoli bisognerà uscire dall’illusione in cui ci hanno indotti a vivere.

In certi momenti mi sento stanco delle vostre incomprensioni, stanco di premettere, nei dialoghi, che non sono affatto normale o pazzo totale in relazione al consueto “vivere” sociale, per non offendervi con le mie esternazioni fuori parametro.
Sono stanco di sentirmi additato, di sentirmi dire che certe cose non le posso nemmeno pensare, non io, non per quello che “sono”, come se qualcuno sappia veramente quello che sono, insistete col sostenere che dovrei adattarmi alla comune concezione della vita imposta da un sistema che non ci ama e non ci vuole far amare.
Non guardatemi male quando parlo di cose astruse alla comune(imposta) percezione tanto lo sapete bene che c’è molto di più di quel che ci appare, quindi non vogliate ignorare tutto il diverso, il nuovo o l’incomprensibile alla limitata appercezione e conoscenza, prima o poi ci dovrete fare i conti anche voi e non crediate che sia facile affrontare i vostri taglienti e indisposti sguardi che seguono le mie spesso inconsuete parole, ma nonostante ciò vi vorrò sempre bene.
In questi momenti penso al mio amico Dario lui me lo disse subito: ”....quelli come te si contano sulle dita di una mano e subito vengono messi da parte(allontanati)....”, aveva proprio ragione!

Non ci sto, non sarò quello che voi bramate che io sia, non sarò uno strumento sociale come auspicherebbe la società, non mi farò usare, non sarò stereotipato, conforme, normale, uguale, userò invece il “meccanismo sociale” per perseguire lo scopo per cui sono venuto e per aiutare.
Se volete seguire la corrente fate pure, non vi giudico e vi rispetto, ma per il momento nella corrente mi ci bagno solo i piedi, poi si vedrà.

Lasciatemi andare per la mia strada, vi aiuterò a percorrere la vostra. Nessuno di noi sta sbagliando, nessuno di noi è inutile, tutti stiamo vivendo su un sentiero comune, cerchiamo di non isolarci durante il cammino.

Dicono che gli eletti sono tra noi, ne vorrei tanto incontrare uno, gli vorrei parlare, vorrei cercare di capire meglio quello che sento che c’è da fare, mi sento solo, non trovo nessuno con cui parlare(liberamente), nessuno che mi posso aiutare a calmare la mia sete di pace e di amore. A volte no so proprio dove andare, procedo a tastoni, vado per istinto e intuizioni, ma credo che potrei fare di più se solo riuscissi a “vedere” quello che ancora non comprendo.

Non farò nulla contro di voi, cercherò solo di infondere serenità in chi mi circonda per fargli apprezzare questa esistenza a base d'amore; non ho l’ardire di essere qualcuno, non un mentore, un maestro, un guru o chissà chi, ma mi è apparso chiaro il percorso da seguire. 
Sono conscio che non possiamo essere tutti uguali, avere le stesse manie e desideri nè gli stessi pensieri e percezioni, non è possibile, non voglio quindi cambiare nessuno, tutti siamo unici, diversi, speciali, straordinari, perché limitarsi a fare gli uguali?

Non pretendo che mi capiate, a volte non ci riesco neanch’io, spero solo ni rispettiate come essere vivente, per la stima e l’amore che vi porto e che mi lasciate provare, sicuri che non vorrò mai danneggiare il vostro mondo perfetto(?).
Mi rendo conto che questo mio disquisire probabilmente non sarà letto da voi, a cui mi sto rivolgendo, ma probabilmente solo da alcuni di noi che forse abbiamo già compreso, poco importa, prima o poi qualcosa vi giungerà e spero che in qualche modo vi sia utile ad avere un’esistenza migliore.

Spero che troviate lo scopo della vostra vita, è importante ed essenziale in quest’epoca di transizione e sofferenza, spero che possiate godere dei momenti del presente e che doniate per gioire e non per avere, spero che stiate tutti bene.

Siamo venuti a questo mondo per migliorarlo, ma non ce l’hanno detto, spero però che presto vi sarà chiaro.
Siamo stati “chiamati” a questa vita per amare, smettiamola di odiarci.
Siamo venuti per creare gli eventi e la realtà, diventiamone consapevoli.
Basta con questa cattiveria, indifferenza e diffidenza, non è più il caso di proseguire a distruggere ciò che siamo venuti a creare.

Non è più il caso di parlavi ancora con distacco né che elevi me stesso ad un io che sicuramente non sono, voglio dirvi solo che avrei tanto piacere se tutti potessimo diventare un NOI.

Un abbraccio a tutti e buona missione di vita.
Marcello Salas

giovedì 17 luglio 2014

La Vita va VISSUTA E NON COMBATTUTA

Vivere senza sforzo
Gran parte delle persone vive in uno stato di non accettazione degli accadimenti quotidiani. Questa non accettazione, poichè la maggior parte delle volte è portata avanti nel tempo, porta ad uno spreco di energie. Infatti, quando si vive nella non accettazione della Vita COSI' COM'E', inevitabilmente si sprecano energie in quanto si è in una condizione di sforzo continuo.

Tutti abbiamo potenzialità infinite. Se potessimo paragonarci ad un'automobile, di sicuro saremmo una Ferrari o una Lamborghini, se preferite. Fin qui tutto ok. Il problema è che non riusciamo a sfruttare le potenzialità del bolide che è in noi, semplicemente perchè CAMMINIAMO COL FRENO A MANO TIRATO!

Per quanto veloce possa essere un'autovettura, col freno a mano tirato non si va da nessuna parte e si rischia, oltretutto, di far danni e bruciare sia freni che motore. Eppure, la maggior parte della gente vive così. Si tende a VIVERE DI ASPETTATIVE, a lamentarsi se le cose non vanno bene, ad opporre resistenza nei confronti di ciò che non volevamo accadesse nella nostra Vita.

E come conseguenza avremo stress, disturbi psicofisici, inconsapevolezza, disagi di diverso tipo. Tutto a causa di una non accettazione di un evento/persona.
Vale la pena vivere sotto sforzo continuo, lamentandosi di tutto e resistendo a CIO' CHE E'? No! Non ne vale la pena, anche perchè ciò, a lungo andare, ci costerà molto in termini di energia e benessere in generale.
La Vita è fatta per essere vissuta senza sforzo. Il fatto di resistere ad essa è dovuto ai sistemi educativi sbagliati che ci hanno insegnato a LOTTARE PER SOPRAVVIVERE, vedi Darwin... Se riuscissimo a capire che NOI SIAMO I CREATORI DELLA NOSTRA REALTA' E CHE OGNI ESPERIENZA ARRIVA PER INSEGNARCI, capiremmo, di conseguenza, che la Vita va VISSUTA E NON COMBATTUTA.

Dopotutto è anche vero che LA VITA E' CIO' CHE DI LEI PENSIAMO. IL PENSIERO CREA. Ricordatevi che non soffrite a causa degli eventi. La sofferenza parte da un modo di pensare dissonante rispetto all'evento vissuto. Solo se si è in risonanza con la Vita, si fluisce con essa. Quando si lotta per andare avanti c'è qualcosa che non va.

Noi siamo nati per vivere senza sforzo e fluire con la Vita. Non siamo stati progettati per resistere agli eventi o rifiutarli in tutto o in parte. La non accettazione della realtà porta, alla lunga, alla sofferenza psicofisica. IL NOSTRO MODO DI PENSARE E' CAUSA DELLE NOSTRE SOFFERENZE. LA COLPA NON E' DELLA VITA. SIAMO NOI CHE RESISTIAMO AGLI EVENTI INVECE DI ACCOGLIERLI COSI' COME ARRIVANO A NOI.

Ovviamente, accogliere un evento non significa subirlo passivamente. Semmai, accettando una situazione/persona, limitiamo il dispendio di energie che si verificherebbe qualora, invece, decidessimo di lottarci contro. ACCETTARE NON SIGNIFICA SUBIRE PASSIVAMENTE. SOLO ACCETTANDO CIO' CHE E', INFATTI, POSSIAMO SPERARE DI CAMBIARE UNA SITUAZIONE, TRASFORMANDOLA A NOSTRO VANTAGGIO.

Alcuni eventi non si possono cambiare, altri, invece, sì. In ogni caso, occorre accoglierli senza resistervi. Da quel momento in poi, si verificherà una trasformazione nella nostra Vita. Quando accettiamo una situazione/persona senza opporvi più resitenza, infatti, subiamo una trasformazione interiore in quanto, dal momento in cui accettiamo un determinato accadimento, cambiamo noi nei confronti della Vita.

Quando cambiamo noi, inevitabilmente cambia anche il mondo esteriore. Dopotutto IL MONDO SIAMO NOI. POTREMMO DIRE CHE NOI SIAMO I PROIETTORI DEL MONDO. DIPENDE DA QUELLO CHE PENSIAMO E SIAMO. IL NOSTRO PENSARE ED AGIRE DETERMINERA' LE ESPERIENZE CHE ANDREMO A VIVERE E SPERIMENTARE.

Capire questo fa la differenza, a patto che si sia pronti a smetterla di dare sempre e comunque la colpa agli altri e si cominci ad assumere un atteggiamento responsabile nei confronti della nostra Vita. SIAMO NOI, ATTRAVERSO I NOSTRI PENSIERI REITERATI NEL TEMPO, A CREARE GLI EVENTI DELLA NOSTRA VITA. NESSUNO, OLTRE A NOI, PUO' CAMBIARE LA NOSTRA VITA. OGNUNO E' ARTEFICE DELLA PROPRIA REALTA' E DELL'ESPERIENZA CHE STA VIVENDO.

Impariamo a vivere senza sforzo, uscendo dagli schemi educativi di sopravvivenza che ci sono stati imposti durante la crescita. La Vita è gioia nell'esperienza quotidiana, avventurarsi nell'ignoto, nuotando controcorrente e pensando in maniera diversa dalla gente comune.

Solo mettendo in discussione millenni di "sapere" cristallizzato possiamo cambiare il mondo coi suoi schemi di pensiero limitati e limitanti. Ciò che dico va applicato. Solo così potrà produrre cambiamenti e risultati. Leggere e pensare non basta. Certo è un primo passo. Ma se volete realizzare dei cambiamenti concreti, occorreranno VOLONTA' E APPLICAZIONE.

LA CONOSCENZA SENZA APPLICAZIONE E' FILOSOFIA, L'ESPERIENZA SENZA CONOSCENZA IGNORANZA, LA CONOSCENZA UNITA ALL'ESPERIENZA DIVENTA SAGGEZZA.
Vincenzo Bilotta